In partenza 50 milioni di cartelle esattoriali. Restano solo 48 ore per fermarle. Ma dello stop ancora non c’è traccia. È colpa di chi ha fatto cadere Conte

Matteo Renzi
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Il rinvio delle cartelle esattoriali ha perso il treno del Milleproroghe. C’è chi non escludeva che potesse arrivare in extremis anche un emendamento, con l’ennesima proroga di almeno un altro mese del blocco delle cartelle, ma non è stato così.

Solo l’impegno del governo, grazie all’approvazione di un ordine del giorno, a valutare con il primo provvedimento normativo utile un ulteriore differimento dei termini degli atti di accertamento, contestazione, irrogazione delle sanzioni, recupero dei crediti di imposta, liquidazione e rettifica, nonché un ulteriore proroga del termine, attualmente fissato al primo marzo 2021.

Allora l’unica possibilità rimane il decreto Ristori 5 per il quale a gennaio è stato approvato uno scostamento di ulteriori 32 miliardi per sostenere lavoratori e imprese. Ma la crisi di governo e il virus che non accenna ad arretrare – c’è chi ritiene già insufficiente la cifra – hanno rallentato l’iter del testo. Anche se il lavoro tecnico sul provvedimento al Mef non si è mai fermato e adesso si comincia ad accelerare per tentare di chiudere entro la fine del mese.

Come si è detto non c’è molto tempo. Il decreto dovrebbe entrare in vigore il primo marzo per rinviare il pagamento delle sette rate della pace fiscale: cinque della rottamazione delle cartelle e due del saldo e stralcio. Si tratta di 950 milioni dovuti da 1,2 milioni di contribuenti. L’ipotesi è quella di uno slittamento di almeno due mesi da far coincidere con la durata dello stato di emergenza fissato adesso al 30 aprile. Dal primo marzo scade anche la sospensione della notifica di oltre 50 milioni di cartelle esattoriali e di atti del fisco.

In questo caso più che a un rinvio si pensa a una diluizione in due anni. E si studia anche una sforbiciata dei crediti ritenuti inesigibili. E poi ci sono il capitolo ristori, quello sanità e il pacchetto lavoro. Il vecchio governo ha lasciato in eredità uno schema di interventi che sfrutta tutti i 32 miliardi di extradeficit.

Lo schema prevedeva proroga della Cig Covid e del blocco dei licenziamenti con un meccanismo che già ad aprile diventava però selettivo – che ora però potrebbe essere modificato e legato alla riforma degli ammortizzatori – e un articolato pacchetto lavoro che va dalle indennità per gli stagionali ai fondi per l’anno bianco per gli autonomi fino al rifinanziamento di Reddito di emergenza e di cittadinanza.

Sul fronte dei Ristori si è immaginato un meccanismo che superi i codici Ateco. E che sia rivolto agli operatori che nel 2020 abbiano registrato una perdita di fatturato di almeno il 33 per cento. Si ragiona anche sulla possibilità di legare i nuovi indennizzi ai costi fissi sostenuti comunque dalle aziende sempre durante lo scorso anno. Ad ogni modo è probabile che la riformulazione del meccanismo dei ristori porti a un allungamento dell’iter per riceverli dal momento che tutti gli operatori dovranno presentare una nuova domanda.

Mario Draghi ha spiegato che occorre scegliere quali attività hanno bisogno di protezione e quali invece devono essere accompagnate al cambiamento. Tutti sono in attesa di capire come questo postulato si tradurrà in cifre e modalità di sostegno alle attività precarie. Nel decreto si prevede anche un capitolo dedicato al turismo invernale. L’ultimo stop agli impianti sciistici richiede di rivedere le poste. E non è detto che siano sufficienti i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa.

C’è poi il capitolo sanità con l’acquisto e la logistica per i vaccini e i farmaci anti-Covid. Ma sono le scadenze legate al fisco quelle che richiedono un’accelerazione del decreto. E una nuova sintesi politica che stabilisca come e quando riprendere l’attività di riscossione delle cartelle che, qualora non si intervenisse, è destinata a scattare, appunto, dal prossimo lunedì.