In Siria la rivincita di Putin. Semmai dovesse esserci una terza guerra mondiale è da lì che inizierà

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di James Hansen

Quello che succede in Siria, per quanto possa apparire una crisi come altre, è invece molto serio e importante. Se ha da iniziarsi una terza guerra mondiale, è da lì che verrà. La Siria è una pedina. In gioco – oltre al ruolo dell’Iran – è l’intero Medio Oriente post-saudita. La Russia, com’è evidente nella natura di Vladimir Putin, è incline a “vedere” i bluff altrui. Gli americani però possono essere spinti solo fino a un certo punto – e ci siamo. Oltre agli attacchi dei caccia-bombardieri Sukhoi alle posizioni degli oppositori dell’alleato Assad, è entrata in azione anche la Marina russa. Quattro “missili boats”, la Dagestan e tre unità minori operanti nel Mar Caspio, hanno lanciato 26 missili cruise Kalibr contro bersagli siriani. Secondo gli americani, qualcuno è invece caduto in Iran, uccidendo delle vacche. Il Generale russo Igor Konashenkov ha però confermato: “I razzi lanciati dai mezzi navali hanno trovato i loro bersagli”. La strategia siriana di Mosca è speculare a quella della Nato che ha portato all’abbattimento del regime libico di Gheddafi, quando le potenze occidentali hanno condotto una campagna aerea a sostegno dei ribelli a terra. Con la cospiqua differenza che l’intervento russo è a sostegno del dittatore anziché contro. Prima dell’intervento Nato in Libia, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva autorizzato l’alleanza a proteggere Bengasi dalle forze di Gheddafi, con il voto della Russia. I russi si sono invece astenuti al secondo voto che autorizzava la zona “no-fly” e l’implementazione con la forza di un cessate il fuoco. Poi, almeno nella visione del Cremlino, la Nato è andata davvero molto oltre, arrivando a sponsorizzare apertamente la caduta del “Colonello”, storicamente amico dei russi. Quando nel 2012 anche il popolo siriano è andato in piazza chiedendo di liberarsi di Assad, la Russia e la Cina, memori della “mission creep” (l’allargamento graduale dello scopo) della Nato in Libia, hanno invece posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza di condanna al dittatore siriano. Visto come i gruppi islamici salafiti- sicuramente ostili agli interessi russi – sono arrivati a dominare l’opposizione ad Assad, il Cremlino ha fortemente insistito che l’Occidente appoggiasse il dittatore, anche per evitare di ritrovarsi con un’altra Libia quasi sull’uscio di casa. Non è successo, ovviamente, e ora Putin opera la sua vendetta. Non solo per la scarsa collaborazione avuta, ma anche per la Libia. Le notizie più recenti parlano anche di truppe di terra – pare “volontari patriottici”, come in Ucraina – in arrivo nella provincia costiera siriana di Latakia per proteggere le installazioni russe lì presenti. Ora che le potenze internazionali si affrontano quasi apertamente in Siria, diventa sempre più probabile, non che non vinca nessuno, ma che vincano in troppi. “Lo scenario”, come scrive Michael Totten su Foreign Policy: “svolge all’esito peggiore, con sia Assad sia l’Isis che ne escono vincenti… Nei fatti lo Stato conosciuto come Siria è già stato smembrato. Iran e Hezbollah potranno pure tenersi il loro staterello sul Mediterraneo ora che è la Russia la garante di Assad, mentre Isis resta al sicuro nel deserto”.