“Inaccettabile scontro tra poteri, la politica delegittima le toghe”: parla il costituzionalista, Giuseppe Campanelli

“Inaccettabile scontro tra poteri. La politica delegittima le toghe”. Parla il costituzionalista, Giuseppe Campanelli.

“Inaccettabile scontro tra poteri, la politica delegittima le toghe”: parla il costituzionalista, Giuseppe Campanelli

“Ritengo blasfemo sostenere che la riforma tenda a minare l’indipendenza e l’autonomia delle toghe”, ha affermato, nel suo intervento all’Anno Giudiziario, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Giuseppe Campanelli, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Unversità di Pisa e componente del coordinamento regionale della Toscana del comitato Giusto Dire No, che ne pensa?
“Una considerazione generale. L’intervento del Ministro è stato orientato all’80% sulla riforma. Se, invece, si cerca la stessa parola nei discorsi del Primo Presidente e del Procuratore generale non la si trova richiamata neanche una volta, e ovviamente neanche il termine blasfemo… Credo che sia importante far notare la differenza metodologica, di contesto e di stile con il discorso esclusivamente politico del ministro Nordio. Da quest’ultimo, io mi sarei aspettato, almeno oggi, un minimo di ‘silenzio elettorale’ sul tema referendum.Nel merito. Prima di tutto, credo che nessuno di noi, in generale e a prescindere, possa neanche lontanamente immaginare di modificare l’art. 104 della Costituzione, trattandosi di principio immodificabile, a meno di non ipotizzare una ‘rivoluzione’ all’interno del nostro ordinamento. L’articolo 104, anche se non modificato, non è un articolo che rimane nell’aere, ma va tutelato e garantito concretamente e questo lo fa il Consiglio superiore della magistratura quotidianamente. Modificare l’assetto, pur conservando l’articolo 104 nella sua versione attuale, da un lato, lo rende astratto e, dall’altro, lo depotenzia notevolmente. E poi non si può certamente escludere che un indebolimento e un maggiore controllo della funzione requirente e quindi dell’autonomia e indipendenza del pm possa avvenire a Costituzione invariata come già successo negli anni passati”.

“La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale”, ha detto il Primo presidente di Cassazione, Pasquale D’Ascola. È così?
“Il Primo Presidente ha esattamente perimetrato il problema. Il continuo richiamo al fatto che l’articolo104 non sia stato modificato non può assurgere a slogan buono per tutte le occasioni. L’autonomia e l’indipendenza sono da proteggere in senso sostanziale, legittimando e preservando il ruolo del Consiglio e non spacchettandolo. D’altra parte, spesso ci si dimentica completamente dei paletti posti sul punto dalla Corte. Mi permetto solo di ricordare quando la Consulta ha affermato che ‘l’istituzione del Consiglio superiore della magistratura ha corrisposto all’intento di rendere effettiva, fornendola di apposita garanzia costituzionale, l’autonomia della magistratura, così da collocarla nella posizione di ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere’. Credo che duplicazioni e disgregazioni non corrispondano a questo intento”.

“Lo scontro tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico”. Lo ha dichiarato il Procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta. Concorda?
“Concordo pienamente e vorrei evidenziare un altro passaggio del suo intervento che rende bene questo ragionamento, ossia quando ha detto che ‘la serietà, spesso, non lascia traccia’ riferendosi al ruolo della giurisdizione. Serietà e silenzio, le parole chiave con le quali la magistratura si pone nell’ordinamento con la consapevolezza, però, di doversi attivare come, tra l’altro, si ricava dalle sollecitazioni provenienti dalle fonti sovranazionali e dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani, quando si discute sull’equilibrio tra i poteri e sullo Stato democratico. Dovere di affermare la propria posizione con serietà e fermezza, rispettando i valori costituzionali che legittimano la libertà di esprimere le proprie opinioni, anche se scomode agli occhi della politica. Questa è la ‘lucida razionalità istituzionale’ alla quale si è appellato il Procuratore Gaeta”.

“La delegittimazione reciproca indebolisce le Istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini”, ha detto il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli.
“Nel periodo più recente, mi sia consentito, vedo una delegittimazione unilaterale e continua da parte della politica nei confronti della magistratura con due effetti negativi. Il primo è quello di ‘sfiduciare’ completamente l’operato dei magistrati facendo volutamente percepire tale sensazione al cittadino che si sente meno tutelato. L’altro effetto, ancora, più negativo, è quello di incanalare questa delegittimazione verso una domanda suggestiva ‘vi piace questa magistratura?, che è davvero quello che si dovrebbe evitare perché non corrispondente al principio di leale collaborazione che dovrebbe permeare i rapporti tra magistratura e politica. È chiaro poi che questa delegittimazione, percepita a tutti i livelli, muove e smuove la magistratura, sempre nei limiti istituzionali previsti, a reagire e a ribadire un corretto e inevitabile: ‘è giusto dire no’”.

Il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso del comitato promotore per la raccolta di firme popolari, che contestava la decisione del Cdm di fissare la data del referendum sulla giustizia il 22 e 23 marzo.
“Il Tar ha adottato una decisione che il Comitato promotore ha accettato con serenità. Mi sembra normale e ovvio che si voglia cercare di tutelare al meglio i propri diritti, chiedendo riscontro alle autorità giurisdizionali competenti. Ricordo che si tratta di un referendum oppositivo che tutela le minoranze, considerando anche che abbiamo a che fare con una riforma approvata a colpi di maggioranza, senza accettare neanche un emendamento, quasi come se fosse stata posta la fiducia, e contingentando i tempi. È un referendum complesso nei suoi contenuti e ritengo doveroso che tutti i cittadini abbiano il tempo di documentarsi e capire. Si cambia radicalmente la Costituzione. Non è un capriccio o un regalo per chi non c’è più… Se poi il Governo, che l’ha proposta questa revisione della Costituzione, manifesta ogni giorno la netta convinzione che la stessa sarà approvata, cosa costa e cosa cambia dare tempo ai cittadini di poter decidere consapevolmente come esprimersi? Magari facendo votare anche i fuori sede…”.