Inchiesta case di riposo, la Guardia di Finanza perquisisce anche gli uffici della Regione Lombardia. Fontana: “Massima collaborazione verso chi svolge indagini”

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Dopo le perquisizioni di ieri nelle case riposo lombarde, e in particolare al Pio Albergo Trivulzio di Milano, nell’ambito dell’inchiesta sugli oltre 350 decessi sospetti – avvenute durante l’emergenza Coronavirus in diverse case di riposo ed Rsa della Lombardia 143 dei quali al Trivulzio – i pm della Procura di Milano hanno ordinato alla Guardia di Finanza di perquisire anche gli uffici della stessa Regione Lombardia.

Gli investigatore del Nucleo di polizia economico finanziaria hanno effettuato, in mattinata, numerose acquisizioni di documenti negli uffici della Regione per raccogliere atti e altro materiale sulle direttive che l’amministrazione regionale e l’assessorato al Welfare hanno dato al Pio Albergo Trivulzio e alle altre Rsa. Questa parte dell’indagine riguarda, infatti, la gestione degli anziani e dei pazienti positivi al Covid-19 ricovera, trasferiti, dimessi e in molti casi deceduti.

“Siamo impegnati a combattere il virus e a proteggere i lombardi, massima collaborazione verso chi svolge le indagini” ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commentando l’attività d’indagine promossa dal pool dei pm milanesi guidati dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano.

Ieri i militari della Guardia di Finanza sono rimasti fino all’una e mezza di questa notte negli uffici del Pio Albergo Trivulzio per acquisire e sequestrare documenti, tra cui centinaia di cartelle cliniche, sulla base di un decreto a carico del direttore generale dell’Istituto, Giuseppe Calicchio, iscritto nel registro degli indagati dai pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, con l’ipotesi di epidemia colposa e omicidio colposo.

Nel mirino degli inquirenti, almeno per il momento, c’è la corrispondenza intercorsa tra le case di riposo e la Regione Lombardia, comprese le comunicazioni informatiche. Ora gli investigatori dovranno iniziare a visionare tutti i documenti, tra cui anche quelli sui tamponi eseguiti su pazienti e operatori sanitari e anche sulle forniture di dispositivi di protezione individuale (mascherine, tute e guanti).

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