Inchiesta Cerroni, un altro giallo

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di Ilaria Sacchettoni per Il Corriere della Sera

Dagli uffici della procura è scomparsa l’ultima perizia tecnica effettuata sulla discarica di Malagrotta. A quanto è stato possibile verificare si tratta della copia di una relazione già depositata al pubblico ministero Alberto Galanti, in merito ai veleni della discarica.
Il documento, in originale, è già agli atti degli investigatori che stanno approfondendo le attività del consorzio di Manlio Cerroni. Un filone separato dal resto delle indagini che hanno portato ai domiciliari il patron di Malagrotta, i suoi soci e alcuni dirigenti regionali (ventiquattro indagati in tutto).

La copia della perizia sarebbe stata sottratta dall’armadio di uno degli uffici della polizia giudiziaria. Armadio, a quanto pare, chiuso a chiave, come previsto dalle procedure di sicurezza. Sulla vicenda, tanto enigmatica quanto preoccupante, sono in corso indagini dei carabinieri della procura stessa. Certo, fra gli investigatori, c’è chi mette in relazione la nuova sparizione con l’altra, quella risalente a luglio scorso (potenza de «Il Supremo»?), quando dagli uffici del giudice per le indagini preliminari, Maurizio Battistini, sparì la richiesta di misure cautelari nei confronti di Cerroni e soci. Fascicolo depositato, all’epoca, dai magistrati.

All’inchiesta (ramificata e delegata ai carabinieri del Noe, guidato dal colonnello Sergio De Caprio) hanno lavorato i tre pubblici ministeri Alberto Galanti, Cristina Palaia e Simona Maisto. Un pool misto che include magistrati dei reati ambientali, coordinati dall’aggiunto Roberto Cucchiari, e la direzione investigativa antimafia.

Oggi, con quest’ennesima sparizione, i dubbi sono più delle certezze. E le differenze più delle similitudini. Sottrarre una richiesta di arresto significa intercettare le carte in mano ai magistrati. E dunque si intravede, intuitivamente, il vantaggio. Mentre qui, nel caso di una perizia (peraltro in copia mentre l’originale è al sicuro) la finalità è apparentemente incomprensibile.

Diversi anche gli aspetti logistici: il furto di luglio scorso era avvenuto al sesto piano della palazzina del tribunale, sopra le aule. Corridoi sprovvisti, a quanto pare, di telecamere. In questo caso si tratta dei corridoi della Procura più vigilati, in teoria.
Nelle indagini sull’avvocato e imprenditore di Malagrotta, Manlio Cerroni, gli episodi inquietanti sono stati diversi. Fra il 2011 e il 2012, l’inchiesta della procura di Velletri in merito allo smaltimento dei rifiuti, venne intercettata da uomini di Cerroni in Regione. Una bonifica «pilotata» neutralizzò le microspie dell’autorità giudiziaria negli stessi uffici della presidente Renata Polverini e l’attività investigativa rischiò di andare interamente a monte.

Non a caso, nel bis della richiesta di misure cautelari, il pm Galanti ha voluto fare una piccola precisazione: «Non può non sottolinearsi come la sottrazione dagli atti del fascicolo depositato presso codesto Ufficio gip, dell’originale della richiesta di misura cautelare, come da denuncia resa in data 16 luglio 2013, pur essendo allo stato commesso da soggetti ignoti, deve con ogni probabilità ricondursi alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati, la cui “onnipresenza” all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie infinita di riscontri». Potenza de «Il Supremo».

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