Incidente Boccea, a guidare l’auto pirata c’era un rom minorenne. Il 17enne confessa. E a bordo c’era anche il padre, seduto sui sedili posteriori

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Ora non ci sono più dubbi. Alla guida dell’auto pirata che ha investito e ucciso la donna filippina nella zona di Boccea c’era un minorenne. Il 17enne rom ha vuotato il sacco: “Al volante c’ero io e quando ho visto l’alt del posto di blocco ho avuto paura ed ho accelerato”. La confessione è arrivato davanti al gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo per la custodia cautelare nel carcere di Casal del Marmo.

TROPPI NODI DA SCIOGLIERE
Aspetto ancora più sconvolgente è che sui sedili posteriori dell’auto pirata ci fosse il padre del ragazzo. Come se fosse tutto normale. La ragazza, anche lei 17enne, fermata nel giorno stesso dell’investimento è invece la moglie del ragazzino alla guida. E i due hanno anche un figlio di 10 mesi. La quarta persona che era nella macchina era invece il fratello 19enne. Tutti seduti dietro, secondo quanto raccontato al giudice oggi dal giovane rom. Ma a guidare era il più giovane. Ora nel registro degli indagati è stato iscritto anche il padre dei due nomadi (che prima si era autoaccusato, poi aveva ritrattato) con l’accusa di concorso in omicidio. Il quadro è, però tutt’altro che chiaro e per questo il procuratore aggiunto potrebbe disporre ulteriori accertamenti tecnici. Ulteriori elementi potrebbero emergere già oggi quando nel carcere di Regina Coeli sarà interrogato il fratello 19enne. Sempre che decida di non avvalersi della facoltà di non rispondere anche nell’interrogatorio di garanzia. Mentre per la ragazzina gli avvocati chiedono la scarcerazione.

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di Gaetano Pedullà

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