IncoeRenzi. Il no al referendum non conta più. Il premier rinnega se stesso: se perde, non lascia la politica

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“Senza questa riforma, torneremmo all’ingovernabilità. Agli inciuci del giorno dopo”. Già, ce ne eravamo dimenticati: la riforma delle riforme, con annesso referendum. Quello è il chiodo fisso del premier. Matteo Renzi, che ieri è tornato a farsi sentire con la sua E-News, ha una voglia matta di archiviare in fretta e furia il risultato delle amministrative, anche a costo di litigare con presunti amici e amici veri, in modo da concentrare tutte le forze sulla campagna elettorale per le riforme costituzionali.

E non tanto per il processo di personalizzazione del voto, andato scemando un minuto dopo il risultato dei ballottaggi, quanto per l’esigenza di avere un obiettivo definito sul quale concentrarsi. Al netto del voto degli inglesi per la permanenza o meno nella Ue, Renzi ha la necessità di definire il prima possibile il nuovo orizzonte temporale sul quale attestare il Pd, quello fedele a lui, in modo da imbastire subito una nuova strategia.

Il voto delle amministrative ha svuotato il serbatoio della macchina renziana, già in debito di ossigeno prima della consultazione, e ora l’effetto fiato corto si riverbera sul voto di ottobre.  I sondaggi sul referendum costituzionale di ottobre danno, al momento, in vantaggio il fronte del “no” e la politica comincia a chiedersi (e a prepararsi) a una eventuale caduta del Governo. Il premier è convinto di riuscire a ribaltare l’attuale pronostico, come ha ribadito nella sua E-News.

Ma se fino a qualche giorno fa ripeteva che “se perdo vado a casa”, oggi sembra aver cambiato strategia ed evita di mettere sul piatto le sue dimissioni. Anche perché nello stesso Pd cresce il fronte di coloro che chiedono al premier di mettere da parte la personalizzazione del voto sul referendum, accantonando l’ipotesi di rimettere il mandato in caso di vittoria del no. Più che una E-News, stavolta, il capo del governo ha inviato un nuovo manifesto programmatico.