Incubo Consip per Renzi. Verso il giudizio pure Babbo Tiziano. Nel fascicolo sono 12 gli indagati. Tra loro spicca l’ex senatore Verdini

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Sembra uno scherzo del destino ma mentre sulla testa di Matteo Salvini piove la grana Siri (leggi l’articolo), su quella di Matteo Renzi è caduta la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del padre Tiziano. Dopo mesi di silenzio, la Procura di Roma è tornata ad affrontare uno dei tanti rivoli dell’inchiesta Consip ossia quello in cui Tiziano Renzi è accusato di traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. Un fascicolo in cui figurano anche altre 11 persone, tutte destinatarie della medesima richiesta da parte dei magistrati romani, tra cui spiccano i nomi di Denis Verdini, dell’imprenditore Alfredo Romeo e dell’ex parlamentare Italo Bocchino.

LA SVOLTA. Sparita da tempo dai radar, torna a irrompere sulla scena uno degli spin off che hanno fatto maggiormente discutere nell’ambito della maxi inchiesta sulla Consip, ossia la centrale appalti della pubblica amministrazione. Dalla lettura delle carte emerge come la maggior parte delle contestazioni riguarda essenzialmente due gare bandite all’epoca dalla centrale appalti della pubblica amministrazione, ossia la Fm4 che valeva 2,7 miliardi di euro e quella da alcune decine di milioni per i servizi di pulizia.

Un’inchiesta lunga e travagliata che sembrava destinata all’archiviazione come chiesto a sorpresa, lo scorso febbraio, dalla Procura di Roma. Una richiesta che non ha convinto il giudice per le indagini preliminari, Gaspare Sturzo, che rigettandola ha ordinato nuove indagini. Non solo. Il giudice ha anche sollecitato i pubblici ministeri della Capitale a iscrivere nel registro degli indagati Verdini, l’ex parlamentare del suo partito Ignazio Abrignani e l’imprenditore Ezio Bigotti. Tutti nomi poi effettivamente finiti sotto inchiesta per la presunta turbativa della gara Fm4 varata dalla centrale appalti della Pubblica Amministrazione.

GLI ALTRI NOMI. Per l’ex senatore di Forza Italia Verdini, in carcere da alcune settimane dopo una condanna definitiva per bancarotta, i pubblici ministeri contestano sia la turbativa d’asta che la concussione. All’imprenditore Romeo, invece, l’accusa lo ritiene responsabile di traffico di influenze illecite, corruzione e turbativa d’asta mentre per Bocchino le accuse sono di influenze illecite, turbativa d’asta e di reati tributari. Sempre in questo procedimento, è stato sollecitato il processo anche per l’imprenditore Carlo Russo accusato di turbativa d’asta ed estorsione, per l’ex amministratore delegato di Grandi stazioni Silvio Gizzi ritenuto responsabile della sola turbativa d’asta, per l’ex amministratore delegato di Consip Domenico Casalino a cui viene contestato il traffico di influenze illecite e la turbativa d’asta, e per Francesco Licci nei confronti del quale si ipotizza il traffico d’influenze illecite. Infine chiesto il rinvio a giudizio per turbativa d’asta e concussione anche per l’ex parlamentare di Ala Abbrignani e per l’imprenditore Bigotti.

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di Gaetano Pedullà

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