Manifestazioni fuori legge. Indagati a Roma 39 irriducibili No Green pass. La Digos indaga anche sui cortei svolti in altre città

no green pass
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Prima il tam tam sui social, poi l’estemporanea manifestazione contro il Green pass per le vie di Roma e anche in altre città italiane. Potrebbero costare cari al popolo dei “no pass” i cortei non autorizzati di ieri su cui sta indagando la Digos che nella Capitale hanno già identificato 39 partecipanti a altre 4 nella manifestazione tenuta a Biella.

La situazione più rumorosa è sicuramente quella che ha riguardato la città eterna dove, principalmente su Telegram, è stata organizzata la contestazione. L’appuntamento, in barba alle norme vigenti, è iniziato alle 19.15 di giovedì in piazza della Rotonda dove i partecipanti si sono trovati davanti a una sorpresa inaspettata. Ad attenderli, infatti, c’erano già le Forze dell’Ordine che li stavano tenendo d’occhio da tempo.

Un fatto, questo, che sembra aver fatto desistere una concentrazione eccessiva di persone che, a conti fatti, è stata assai inferiore alle aspettative degli organizzatori. Ma nonostante questa presenza, nessuno si è perso d’animo. Come niente fosse, i partecipanti hanno iniziato a distribuire agli ignari passanti alcuni volantini che pubblicizzavano la futura iniziativa di protesta, anche questa non autorizzata dalla Questura, prevista a Trastevere con il preciso intento di dissuadere i ristoratori della zona dal richiedere ai clienti l’esibizione della certificazione vaccinale.

Dopo di ciò, il corteo si è mosso intonando cori e slogan fino a giungere al Pantheon dove hanno continuato la loro attività di volantinaggio. Peccato per loro, ad accompagnarli c’erano anche uomini della Digos che hanno immediatamente identificato tutti i partecipanti e li hanno denunciato alla Procura di Roma, guidata da Michele Prestipino, per il reato di “manifestazione e corteo non preavvisato e non autorizzato” ai sensi dell’articolo 18 del testo unico di pubblica sicurezza.

Tra coloro che potrebbero finire nei guai nei prossimi giorni, ci sono anche altre posizioni che sono al momento al vaglio degli investigatori e in particolare alcune persone che risultano non residenti a Roma. Nei loro confronti potrebbe scattare il divieto di ritorno a Roma per un determinato periodo di tempo. Una situazione non molto diversa da quella che riguarda la manifestazione di Biella, tenuta lo scorso 24 luglio e sempre per contestare il certificato verde.

Per questi fatti, ieri la Procura ha denunciato a piede libero per violazione delle norme del Testo Unico di pubblica sicurezza sulla autorizzazione delle manifestazioni in luogo pubblico altre quattro persone. In quel caso alla manifestazione, sempre organizzata sui social network, avevano preso parte quasi 400 persone. Oltre alla denuncia per la mancata autorizzazione, i quattro sono stati anche oggetto di una sanzione amministrativa per il mancato rispetto delle norme anticovid, dalla mascherina al distanziamento.

CAOS TRA GLI ESTREMISTI. Tra i più accaniti contestatori del Green pass c’è Forza Nuova che ieri è finita al centro di un giallo. In una circolare interna, il movimento di estrema destra ha fatto sapere (leggi l’articolo) che “chi scarica il green pass e lo utilizza è espulso da Forza Nuova” perché il certificato sarebbe incompatibile con “le nostre lotte”. Una presunta faida che sarebbe in corso all’interno del movimento ma che viene smentita dai suoi stessi vertici. In particolare il leader romano, Giuliano Castellino, fa sapere che non si tratta di una battaglia contro il vaccino perché “chiunque sceglie di vaccinarsi può scendere in piazza con noi a manifestare. Ciò che contestiamo, e riteniamo inconciliabile con le nostre lotte è il Green Pass”.

Lo stesso poi definisce chi fa utilizzo della certificazione verde “schiavo perfetto perché non si accorgerà di esserlo”. Un documento, inoltrato a tutti gli iscritti, e del quale è firmatario insieme a Roberto Fiore, a Luca Castellini, a Davide Pirillo e a Giuseppe Provenzale, nel quale si legge che “per noi quella carta verde è come nel comunismo avere il libretto rosso, pena il gulag”. Per questo, conclude il testo, “sarebbe inconcepibile che un forzanovista, oggi combattente di prima linea contro il Green Pass, pensasse di combattere avendo scaricato il passaporto sanitario, mentendo a sé stesso e ai suoi camerati fingendo di fare il guerriero ma avendo già venduto l’anima al nemico”.