Scendono l’indice di contagio e l’incidenza: l’epidemia di Coronavirus in Italia a una svolta?

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Torna a scendere il valore Rt nazionale dell’epidemia di coronavirus in Italia, che si attesta a 1.08. È il dato che emerge dal monitoraggio della cabina di regia del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità. La scorsa settimana, così come in quella precedente, il valore Rt era a 1.16. Scende anche più decisamente il numero dei casi di Covid ogni 100 mila abitanti.

Scendono l’indice di contagio e l’incidenza: l’epidemia di coronavirus in Italia a una svolta?

Il dato sull’incidenza che dovrebbe essere confermato nel monitoraggio Iss-MInistero della Salute sull’emergenza coronavirus che sarà presentato oggi, passa, secondo quanto si apprende, da 264 della scorsa settimana a 240. Quando saremo liberi? “Questa è una fase iniziale, c’è anche una problematica di sovranismo complessivo e di paura di arrivi dall’estero”. Ma “un modello matematico dell’Istituto superiore di sanità evidenziava da 7 a 13 mesi come il tempo” necessario “per un ritorno alla normalità”. Lo ha detto oggi il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, oggi ad ‘Agorà’ su Rai3. L’esperto ha spiegato anche che “non sarà facile realizzarla” questa riapertura e ritorno alla normalità “in un senso progressivo. Perché, lo abbiamo visto fra le zone gialle e bianche, c’è subito una tendenza al liberi tutti”. Il pensiero è anche per città grandi come Roma e Milano. “Come si fa a regolare il flusso rispetto alla libertà dei singoli? La difficoltà è questa”, ha concluso Pregliasco.

Intanto l’Istat nel report “La dinamica demografica durante la pandemia covid-19- anno 2020” rivela il nuovo record di poche nascite (404 mila) e l’elevato numero di decessi (746 mila), mai sperimentati dal secondo dopoguerra, aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese. Il deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale) nel 2020 raggiunge -342 mila unità, valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l’epidemia di “spagnola” contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell’anno.

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