Installazione di impianti, il futuro è rosa. Dall’inizio della crisi il settore ha perso il 9% degli occupati contro una media del 28% nel comparto costruzioni

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Da insieme di mattoni che conteneva impianti, l’edificio contemporaneo si è trasformato in un insieme di impianti contenuto da mattoni. È una rivoluzione culturale, oltre che economica, ha detto Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, alla presentazione del primo Rapporto sul mercato dell’installazione impianti in Italia, curato dal Cresme. “Questo settore, che interessa dalla geotermia alla banda larga – ha spiegato – è di grandissimo rilievo per l’economia. Ed è stato in grado di reagire alla crisi in maniera dinamica e creativa, approfittando di ogni occasione a disposizione. Per costruire il futuro – ha continuato – è necessario che il settore sia pronto a raccogliere le sfide del risanamento urbano, la riqualificazione, in particolare delle periferie, il green. Interventi indispensabili perché gran parte del patrimonio edilizio italiano ha troppi anni sulle spalle e non è per nulla adeguato alle esigenze più moderne”.
Il Rapporto rivela che l’impiantistica vale un terzo del totale dell’industria delle costruzioni, con 188mila imprese, 760mila addetti e 113 miliardi di valore della produzione. E, grazie alla spinta dell’innovazione e della manutenzione, il settore è destinato a crescere ulteriormente tra il 4 e il 5% annuo fino al 2020 con il picco dell’impiantistica innovativa (+47,7%). Per il 2015, in particolare, il Cresme stima un aumento del fatturato del’1,6%. In termini di occupati, fatturato, valore della produzione e capacità di resistere alla crisi, il settore dell’installazione degli impianti ha dimostrato una tenuta media migliore dell’economia in generale. Nel comparto, infatti, tra il 2008 e il 2012 gli addetti sono diminuiti dai 556mila del 2008 ai 507mila del 2012. Circa il 9% a fronte del 28% delle costruzioni.

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