Internet sarà un diritto di tutti. Si accelera sulla rete unica. Presentato il Libro bianco sull’economia digitale. Il ministro Patuanelli spinge per un player nazionale

di Sergio Patti
Politica

L’obiettivo del Governo è una rete unica nazionale. L’orientamento su come portare la fibra e internet veloce finalmente in tutta Italia si era già percepito al termine degli Stati Generali dell’economia, quando il premier Giuseppe Conte aveva parlato di una imminente iniziativa. Ieri però il ministro per le Attività produttive Stefano Patuanelli (nella foto) ha fatto un passo avanti, e alla presentazione del Libro bianco sull’economia digitale ha detto che “una sola infrastruttura nazionale consentirebbe di colmare il ritardo del Paese”.

Siamo dunque al rush finale, anche perché dopo il dossier Autostrade l’Esecutivo si dedicherà subito a quest’altro nodo strutturale dello sviluppo. Un compito che spetta alla politica, in quanto il mercato da solo non è riuscito a coprire un’ampia parte del territorio, e viviamo l’incredibile situazione della convivenza di due reti insufficienti e in concorrenza tra loro, col risultato di disperdere risorse e avanzare troppo lentamente nella copertura delle aree periferiche.

Mettere insieme la rete Tim e quella di Open Fiber sembra perciò la soluzione più logica, se non fosse che proprio Open Fiber (joint venture tra Cassa Depositi e Prestiti ed Enel) non sembra affatto interessata a una fusione, e nel dibattito economico-politico imperversa di tutto, dall’appello trasparente ad andare avanti arrivato dal fondatore dei 5S, Beppe Grillo, ai consigli non richiesti di colonne dei vecchi poteri economici come Franco Bernabè. Già ai vertici di Eni e Telecom, il manager con rapporti che spaziano dai servizi segreti alla finanza, da alcuni giorni sta intensificando con interviste in tv e sui giornali una sua personale crociata contro l’aggregazione delle reti, adducendo motivi tecnici e di limitazione della concorrenza. Argomenti largamente confutati da molti esperti, ma fino ad oggi perfetti per lasciare anche su internet le cose come stanno, con il risultato che l’Italia è il fanalino di coda in Europa per capacità di connessione.

Agli Stati Generali dell’economia c’è stata invece una richiesta plebiscitaria da parte delle imprese affinché si azzerari il digital divide che frena il Paese attraverso un’azione pubblica. Tutto il contrario di quanto affermano manager alla Bernabè, da cui sarebbe bene sentire prima un po’ di scuse per l’eredità lasciata dal sistema di potere relazionale nel quale hanno sguazzato per decenni. Così ci troviamo in ritardo su tutto, e adesso che si intensificano strumenti come lo smart working sarebbe micidiale continuare a restare indietro, aspettando che i privati facciano accordi tra di loro e si ricordinoi delle aree grigie e bianche, dove il ritorno dell’investimento è quasi impossibile.

“Ma accesso alla rete significa accesso alla democrazia” ha detto Patuanelli, mentre l’Amministratore delegato di Open Fiber Elisabetta Ripa ricordava lo sforzo della sua società, che in appena tre anni dalla fondazione ha raggiunto 150 citta, seppure l’Italia conti oltre 8mila Comuni. Per accelerare serve perciò un patto tra pubblico e privato, ha detto l’Ad di Tim Luigi Gubitosi. La rete dell’ex monopolista, per quanto abbia retto bene al lockdown va allargata e su questo ci si sta muovendo, con Milano che sarà la prima città europea interamente copertta dl 5G.