Investimenti sociali europei. È ora di togliere i vincoli. Parla l’europarlamentare M5S, Rondinelli: “La spesa va sottratta al Patto di stabilità”

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Svincolo degli investimenti delle politiche sociali dal Patto di stabilità”, “approccio trasversale all’housing garantendo un tetto a tutti i minori” e “direttiva sul reddito minimo” contro le forme più estreme di povertà”. Parola dell’eurodeputata M5S, Daniela Rondinelli.

La lotta alla povertà e, in particolare, al fenomeno dei senza tetto è entrata nell’agenda europea. A che punto è la discussione?
“Al momento sono allo studio della Commissione europea diversi interventi perché il fenomeno dei senza tetto riguarda centinaia di migliaia di cittadini in tutta Europa. I dati dicono che c’è un aumento esponenziale delle persone senza dimora anche in Paesi con politiche di welfare avanzate come la Germania o il Belgio, solo per fare degli esempi. La strategia europea Housing First può rappresentare una risposta credibile al fenomeno. Grazie alla sua applicazione, infatti, le persone con anni di vita in strada o a serio rischio di perdere l’abitazione, possono usufruire dai servizi sociali territoriali l’opportunità di entrare in un appartamento autonomo senza passare da un cosiddetto dormitorio”.

I 5 Stelle chiedono di scorporare gli investimenti in politiche sociali dal Patto di stabilità: diversamente l’approccio Housing First rischia di restare lettera morta. Qual è stata finora la risposta di Bruxelles?
“Il tema della lotta alla povertà è stato per la prima volta messo al centro delle strategie europee proprio dalla Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen che, cambiando atteggiamento rispetto a Juncker, vuole dare piena attuazione al Pilastro sociale europeo. Da lei ci aspettiamo risposte concrete: in primis lo svincolo degli investimenti delle politiche sociali dal Patto di stabilità, poi un approccio trasversale all’housing garantendo un tetto a tutti i minori e una direttiva sul reddito minimo per contrastare le forme più estreme di povertà. Non servono piccoli interventi di maquillage ma un vero e proprio piano onnicomprensivo”.

E’ ottimista sulla possibilità che le vostre richieste siano accolte?
“La povertà è un problema che riguarda circa 100 milioni di cittadini in Europa. Se si continuano a portare avanti misure che si basano sull’austerità, l’unica conseguenza possibile è che il fenomeno continui a crescere. Abbiamo sostenuto la Presidente Von der Leyen proprio per la sua dichiarata volontà di voltare pagina e vigileremo perché questo impegno si concretizzi al meglio”.

Oltre al diritto alla casa c’è il tema del salario minimo europeo. In Italia la legge sul salario minimo è incagliata nelle commissioni parlamentari, l’Europa riuscirà ad arrivare prima?
“Non è una gara a chi fa prima. Il salario minimo serve a livello europeo anche per contrastare il dumping sociale che danneggia le imprese italiane. Ne ho parlato con il Commissario europeo al lavoro Nicolas Schmit e il dialogo è aperto. Da parte nostra c’è la piena disponibilità a collaborare sul tema”.

Siamo ancora ad un’Europa in cui gli interessi finanziari e delle banche si contrappongono, prevalendo, su quelli sociali dei popoli Ue?
“Assolutamente si. È notizia di questi giorni che le disparità sociali stanno aumentano rapidamente e l’Italia, come certificano i dati Eurostat, è uno dei Paesi dove la differenza tra i ceti più ricchi e quelli più poveri della società è più evidente. Questa è la situazione che abbiamo ereditato e che è frutto di circa 20 anni di politiche che hanno avvantaggiato solo una parte della popolazione. Al Parlamento europeo noi rappresentiamo un modello economico che è più orientato verso una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza. I cittadini europei ce lo chiedono ormai con forza, nostro è il compito realizzarlo restituendo loro la dignità perduta”.