Investimenti sociali europei. È ora di togliere i vincoli. Parla l’europarlamentare M5S, Rondinelli: “La spesa va sottratta al Patto di stabilità”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Svincolo degli investimenti delle politiche sociali dal Patto di stabilità”, “approccio trasversale all’housing garantendo un tetto a tutti i minori” e “direttiva sul reddito minimo” contro le forme più estreme di povertà”. Parola dell’eurodeputata M5S, Daniela Rondinelli.

La lotta alla povertà e, in particolare, al fenomeno dei senza tetto è entrata nell’agenda europea. A che punto è la discussione?
“Al momento sono allo studio della Commissione europea diversi interventi perché il fenomeno dei senza tetto riguarda centinaia di migliaia di cittadini in tutta Europa. I dati dicono che c’è un aumento esponenziale delle persone senza dimora anche in Paesi con politiche di welfare avanzate come la Germania o il Belgio, solo per fare degli esempi. La strategia europea Housing First può rappresentare una risposta credibile al fenomeno. Grazie alla sua applicazione, infatti, le persone con anni di vita in strada o a serio rischio di perdere l’abitazione, possono usufruire dai servizi sociali territoriali l’opportunità di entrare in un appartamento autonomo senza passare da un cosiddetto dormitorio”.

I 5 Stelle chiedono di scorporare gli investimenti in politiche sociali dal Patto di stabilità: diversamente l’approccio Housing First rischia di restare lettera morta. Qual è stata finora la risposta di Bruxelles?
“Il tema della lotta alla povertà è stato per la prima volta messo al centro delle strategie europee proprio dalla Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen che, cambiando atteggiamento rispetto a Juncker, vuole dare piena attuazione al Pilastro sociale europeo. Da lei ci aspettiamo risposte concrete: in primis lo svincolo degli investimenti delle politiche sociali dal Patto di stabilità, poi un approccio trasversale all’housing garantendo un tetto a tutti i minori e una direttiva sul reddito minimo per contrastare le forme più estreme di povertà. Non servono piccoli interventi di maquillage ma un vero e proprio piano onnicomprensivo”.

E’ ottimista sulla possibilità che le vostre richieste siano accolte?
“La povertà è un problema che riguarda circa 100 milioni di cittadini in Europa. Se si continuano a portare avanti misure che si basano sull’austerità, l’unica conseguenza possibile è che il fenomeno continui a crescere. Abbiamo sostenuto la Presidente Von der Leyen proprio per la sua dichiarata volontà di voltare pagina e vigileremo perché questo impegno si concretizzi al meglio”.

Oltre al diritto alla casa c’è il tema del salario minimo europeo. In Italia la legge sul salario minimo è incagliata nelle commissioni parlamentari, l’Europa riuscirà ad arrivare prima?
“Non è una gara a chi fa prima. Il salario minimo serve a livello europeo anche per contrastare il dumping sociale che danneggia le imprese italiane. Ne ho parlato con il Commissario europeo al lavoro Nicolas Schmit e il dialogo è aperto. Da parte nostra c’è la piena disponibilità a collaborare sul tema”.

Siamo ancora ad un’Europa in cui gli interessi finanziari e delle banche si contrappongono, prevalendo, su quelli sociali dei popoli Ue?
“Assolutamente si. È notizia di questi giorni che le disparità sociali stanno aumentano rapidamente e l’Italia, come certificano i dati Eurostat, è uno dei Paesi dove la differenza tra i ceti più ricchi e quelli più poveri della società è più evidente. Questa è la situazione che abbiamo ereditato e che è frutto di circa 20 anni di politiche che hanno avvantaggiato solo una parte della popolazione. Al Parlamento europeo noi rappresentiamo un modello economico che è più orientato verso una maggiore equità nella distribuzione della ricchezza. I cittadini europei ce lo chiedono ormai con forza, nostro è il compito realizzarlo restituendo loro la dignità perduta”.