Iran, altro che fine della guerra: “Oggi il giorno più intenso di attacchi”

La fine della guerra in Iran non sembra così vicina come lascia intendere Trump, tra minacce di Washington e contro-minacce di Teheran.

Iran, altro che fine della guerra: “Oggi il giorno più intenso di attacchi”

I più ottimisti sono i mercati, con il calo delle quotazioni di petrolio e gas che fanno ripartire i listini anche in Europa. Ma che la guerra in Iran sia vicina alla fine è tutt’altro che certo. Non possono bastare le rassicurazioni di ieri sera di Donald Trump di fronte alle nuove minacce di Teheran e della stessa amministrazione statunitense.

Al momento, un’exit strategy non sembra esserci. E lo scontro resta acceso, con minacce e contro-minacce, nuovi attacchi e tensione alle stelle. Le rassicurazioni di Trump non vengono accolte con entusiasmo da Teheran, che con il capo del Consiglio supremo, Ali Larijani, avverte gli Stati Uniti: “Fate attenzione a non essere eliminati”. L’Iran, prosegue, “non ha paura delle vostre minacce vuote”, dice con riferimento alle parole di Trump che ha minacciato di colpire l’Iran più duramente in caso di blocco del flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.

Iran, altro che fine della guerra

L’unico segnale positivo arriva dalle aperture di Trump, che a Fox News ha detto di essere anche disposto a parlare con l’Iran, ma che se questo avverrà dipenderà dalle condizioni. Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito la sua insoddisfazione per la scelte del nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei.

Queste dichiarazioni si contrappongono, però, a quelle del segretario alla Guerra, Pete Hegseth, che ritiene che la guerra sia “contenuta”, ma allo stesso tempo annuncia che “oggi sarà il giorno più intenso di attacchi in Iran”. Non di certo parole che fanno presagire alla fine del conflitto. Anzi, la guerra – assicura – andrà avanti fino alla “sconfitta completa del nemico”. Per Hegseth, l’America sta “vincendo”: “Non desisteremo finché il nemico non sarò totalmente e completamente sconfitto”.

Che la fine del conflitto non sia vicina lo dimostrano anche le parole del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, secondo cui non c’è “alcun piano comune” di Stati Uniti e Israele per porre fine al conflitto. “Molti di questi obiettivi fissati dagli americani e dagli israeliani sono anche i nostri, ma ogni giorno di guerra solleva nuove domande”, afferma Merz.