La protesta partita dai commercianti di Teheran contro il crollo del rial e un’inflazione che ha superato il 40 per cento si è trasformata, nel giro di pochi giorni, in una nuova e grave crisi interna per l’Iran. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la risposta del regime degli ayatollah è stata durissima e ha causato un bilancio pesante di vittime e arresti.
L’Organizzazione per i diritti umani curda Hengaw ha denunciato almeno 27 morti in dieci giorni di manifestazioni, tra cui cinque minorenni. L’ong, con sede in Norvegia, ha riferito di aver verificato le identità delle persone uccise, colpite — secondo quanto riportato — dal fuoco delle forze governative impegnate nella repressione delle proteste.
Ancora più impressionante il numero degli arresti. Hengaw parla di oltre 1.500 persone fermate dalle autorità iraniane, precisando di aver già identificato 546 detenuti. Tra questi figurano 51 minorenni, 57 donne e almeno 220 cittadini curdi, un dato che rafforza le accuse di un trattamento particolarmente duro riservato alle minoranze nelle regioni occidentali del Paese.
Iran, ong accusano il regime: 27 morti e oltre 1.500 arresti in dieci giorni di proteste
Secondo l’ong, documenti e video ricevuti e verificati mostrano l’uso di munizioni vere, pistole a pallini e idranti per disperdere i manifestanti. Un approccio che, sempre secondo Hengaw, sarebbe stato ancora più aggressivo nelle aree abitate da minoranze etniche, dove le forze di sicurezza avrebbero adottato metodi definiti “militarizzati e bellici”.
Le immagini provenienti da diverse città del Kurdistan iraniano vengono descritte come “inquietanti” e, secondo l’organizzazione, potrebbero configurare condotte riconducibili a crimini contro l’umanità. Accuse pesanti che si inseriscono in un contesto già segnato da forti tensioni sociali ed economiche e che rischiano di alimentare ulteriormente l’instabilità interna del Paese.
L’Iran ignora Trump
Insomma a nulla sono valse le minacce di intervento militare da parte di Donald Trump in caso di ricorso alla violenza sui manifestanti da parte del regime degli ayatollah. A ribadirlo è il Capo dell’esercito di Teheran, Amir Hatami, che ieri ha affermato che l‘Iran considera le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulle proteste in corso una “minaccia” e che “non tollererà che continuino senza una risposta”.
Lo stesso ha poi aggiunto che “l‘Iran islamico considera l’escalation della retorica nemica contro la nazione iraniana una minaccia e non tollererà che continui senza una risposta”.