Medio Oriente sull’orlo del baratro: Trump minaccia l’Iran, Netanyahu punta sulla Cisgiordania

Trump minaccia l'Iran, Netanyahu avverte i Pasdaran e annuncia nuove operazioni in Cisgiordania. Cresce il rischio di escalation in Medio Oriente.

Medio Oriente sull’orlo del baratro: Trump minaccia l’Iran, Netanyahu punta sulla Cisgiordania

Dall’Iran, con la ripresa delle ostilità da parte di Stati Uniti e Israele sempre più probabile, alla Cisgiordania, dove un attacco palestinese ha portato al blocco degli accessi a diverse località, il Medio Oriente torna a surriscaldarsi. Come sempre, il fronte che più di tutti genera tensioni è quello iraniano. A far presagire l’imminente ripresa delle ostilità sono le dichiarazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che alimentano i timori di un’ulteriore escalation. Netanyahu, secondo quanto riporta Al Jazeera, ritiene possibile una ripresa dei combattimenti e ha detto che il tycoon gli ha rivelato l’intenzione di “portare a termine il lavoro”, collaborando con l’esercito israeliano (IDF).

Lo stesso Netanyahu, sempre secondo la rete araba, ha anche avvertito i Pasdaran che qualsiasi nuovo attacco contro Israele riceverà una risposta di una forza e di una potenza che non riescono nemmeno a immaginare Altrettanto chiare sembrano essere le parole del presidente americano, che, a margine di un comizio in Iowa, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre, ha affermato: “Ho risolto otto guerre e ne stiamo risolvendo altre due. Finiremo l’Iran molto presto. In un modo o nell’altro. Per me è quasi insignificante”. Difficile dire se si tratti di semplici minacce per fare pressione sul regime degli ayatollah, costringendolo ad accettare la pace, o se siano il segnale che, presto o tardi, Washington e Tel Aviv potrebbero passare dalle minacce ai fatti.

La crisi iraniana

La posizione di Washington e Tel Aviv non è passata inosservata a Teheran. Come riporta il Wall Street Journal, i Pasdaran sarebbero pronti a combattere, ampliando la portata delle eventuali rappresaglie. “Il messaggio dell’Iran è netto: se gli Stati Uniti e Israele dovessero riprendere la loro campagna aerea, Teheran risponderà colpendo non solo basi e navi da guerra americane, ma anche aeroporti, condutture e altri obiettivi civili nei Paesi vicini del Golfo Persico”, riferisce il quotidiano americano. Secondo il Wall Street Journal, questi avvertimenti mirano, da un lato, a scoraggiare la ripresa dei raid sull’Iran, ma, dall’altro, rappresentano una minaccia credibile, poiché i Pasdaran dispongono ancora di un consistente arsenale di missili e droni.

La Cisgiordania brucia

Come se tutto ciò non bastasse, a preoccupare ulteriormente, in queste ore, è la situazione nei territori palestinesi, dove la tensione è rapidamente aumentata. A pochi giorni dal voto in Israele, le tensioni nella Cisgiordania occupata, alimentate anche dai ripetuti attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi, continuano a crescere. Questa mattina due uomini palestinesi armati hanno aperto il fuoco nei pressi di Hebron, ferendo almeno cinque persone, due delle quali sarebbero in gravi condizioni. L’attacco avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi se non fosse intervenuto l’esercito israeliano (IDF), che ha ingaggiato uno scontro a fuoco durato una ventina di minuti, al termine del quale i due uomini, armati di pistola e fucile M16, sono stati uccisi. Subito dopo, per ragioni di sicurezza, i militari israeliani hanno bloccato l’accesso a Hebron e ad altre cittadine nel sud della Cisgiordania.

L’attacco ha provocato la dura reazione di Netanyahu, che, in una nota diffusa dal suo ufficio e rilanciata da Al Jazeera, ha dichiarato: “Attueremo il modello offensivo ed efficace che abbiamo applicato nei campi profughi anche all’interno delle città: l’IDF entrerà nei quartieri da cui sono partiti gli attentatori, evacuerà i residenti, perquisirà le abitazioni una per una e distruggerà le infrastrutture terroristiche. Siamo pronti a un’operazione su vasta scala in Giudea e Samaria (Cisgiordania)”.

Il premier israeliano ha poi aggiunto una frase che molti hanno considerato una provocazione, dichiarando di voler dire “qualche parola per i nostri eroici coloni. Resistete in prima linea. Siete un esempio per Israele. Distruggeremo le infrastrutture terroristiche, costruiremo quelle degli insediamenti“. Dichiarazioni che, sommate alle tensioni con l’Iran, alimentano i timori di un’ulteriore escalation in tutto il Medio Oriente.