Israele, è lotta all’ultimo voto. Ma il nazionalismo ha già vinto. Netanyahu: con me mai uno Stato palestinese. Aperti i seggi elettorali. Sei milioni oggi alle urne

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In una campagna elettorale caratterizzata dai toni estremi dei partiti di destra, a far notizia in Israele potrebbe essere la vittoria di Sionismo Unito, la lista del partito laburista di Yitzhak Herzog, alleato con Tzipi Livni. La sinistra potrebbe vincere? Un grido d’allarme per il partito conservatore Likud e per il suo leader Netanyahu che, a giochi quasi fatti e a meno di 24 ore dall’apertura dei seggi prova ad accaparrarsi la vittoria e si presenta come l’unico garante della sicurezza nazionale.

ESITO INCERTO
Al grido di “Mai uno Stato palestinese” si chiude la campagna elettorale del Likud e di tutte le destre alleate che non si lasciano scoraggiare dagli ultimi sondaggi. I dati indicano Herzog in testa con un divario di quattro seggi a favore dei laburisti, ma l’esito è del tutto incerto per il numero di elettori indecisi e per lo sforzo compiuto, in extremis, dai partiti di destra per evitare una svolta a sinistra. Così l’antisemitismo si confonde con la politica di Netanyahu, che ha spudoratamente giocato la carta della minaccia esterna, per attirare a sé più voti. Cambia lo scenario, ma il gioco è sempre lo stesso. Parigi, Berlino, Roma, Gerusalemme: nell’era della globalizzazione, dove i mercati, le culture e i confini dovrebbero essere aperti, le politiche dei Paesi si chiudono a riccio e l’unica cosa a essere globalizzata è il conflitto.

L’AVANZATA DELLA DESTRA
In Israele e non solo, l’estrema destra parla alla pancia delle persone e spinge sull’acceleratore del nazionalismo. Ed ecco che Israele diventa lo Stato-Nazione del popolo ebraico, il solo ad avere diritti specifici nazionali. Una deriva fondamentalista che, a prescindere dal risultato delle elezioni di domani, ha già vinto. E se Netanyahu spinge sull’ebraicità dello Stato, il partito di Yitzhak Herzog è a caccia di chi vorrebbe vedere un volto nuovo al potere, contro la vecchia generazione dei padri fondatori. Il rischio, però, è che non vinca nessuno o, meglio, che perdano tutti. Sia per quanto riguarda l’ingovernabilità del Paese che per la possibilità di trovare un compromesso in grado di risolvere davvero i problemi. A patto che qualcuno li voglia davvero risolvere. Uno dei temi principali della campagna elettorale è stato il divario tra ricchi e poveri e la situazione economica del Paese. Sullo sfondo, però, si intravedono questioni che chiunque andrà al Governo dovrà affrontare: il nucleare iraniano, Hamas, Hezbollah e la minaccia dell’Isis, giusto per citarne alcune.

SEGGI APERTI

I seggi sono stati aperte alle 7 (le 6 in Italia) e si chiuderanno alle 22 (le 21 in Italia). Sono tre le reti tv nazionali che pubblicheranno i propri exit-poll. Netanyahu ha votato di prima mattina a Gerusalemme dichiarando ancora una volta che non formerà un governo di unità nazionale con Herzog, ma punterà piuttosto a costituire un governo col partito nazionalista di Bennett.

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di Gaetano Pedullà

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