Israele, la rivoluzione delle forze armate

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di Maurizio Molinari per La Stampa

In Israele quasi tutti lo sanno, pochi ne parlano e solo qualcuno ne fa trapelare dettagli: le forze armate sono impegnate da almeno un anno in una imponente ristrutturazione che ha portato a rischrivere quasi tutti gli “ordini di battaglia”. A gestirla è Benny Gantz, il più popolare capo di Stato Maggiore dell’”Israeli Defense Force” (Idf) degli ultimi dieci anni, e le misure in via di applicazione sono di tale entità da lasciar intendere un massiccio impegno delle unità di planning di tutte le armi nonché l’autorizzazione personale del capo del governo, Benjamin Netanyahu, coadiuvato dai più stretti consiglieri sulla sicurezza a cominciare dal ministro della Difesa, Moshe Yaalon.

Esaminiamo dunque cosa trapela dalle poche rivelazioni che affiorano dal tam tam locale. Si parte dal pensionamento, avvenuto senza eccessivo chiasso, di numerose unità delle forze convenzionali: un numero considerevole di carri armati, mezzi blindati, pezzi di artiglieria pesante, jeep e aerei, da trasporto e da combattimento, sono stati eliminati. Unità pre-esistenti non sono più operative, alcune basi sono state chiuse ed altre accorpate. A non esserci più è l’imponente esercito tradizionale con cui Israele si preparava a difendersi da possibili invasioni di terra dal fronte orientale – Siria e Iraq – e da quello meridionale con l’Egitto. Poiché per ogni generale l’incubo peggiore è trovarsi a combattere la prossima guerra con i mezzi e le strategie dell’ultimo conflitto, ad andare in pensione è l’esercito che Israele si diede dopo la guerra del Kippur del 1973, quando le avanzate iniziali di siriani a Nord e egiziani nel Sud avevano fatto temere per l’esistenza dello Stato. Al suo posto sono state create nuove unità di truppe speciali e fanteria leggera, capaci di essere impiegate ovunque in tempi molto rapidi per fronteggiare le minacce che vengono dai gruppi della “Jihad globale” che operano in particolare nei territori di Siria, Libano del Sud, Striscia di Gaza e Sinai. Per rendere più efficace tale dispiegamento le forze armate israeliane hanno investito nell’intelligence militare in maniera che non ha precedenti. Satelliti, sensori, super-antenne, radar e droni di ultima generazione, come altri gioielli digitali protetti dal più stretto riserbo, consentono di controllare in tempo reale territori vicini e lontani dai confini nazionali fino a poter garantire, secondo fonti militari occidentali, interventi costanti con mezzi noti e non noti in Sudan, Siria, Libano e “altrove”. Ciò significa che il blitz che ha portato in marzo alla cattura della nave “Klos C” nelle acque internazionali davanti alle coste del Sudan non è stato casuale: ne avvengono probabilmente altri, di entità minore, di cui nessuno ha notizia. Tranne i gruppi jihadisti che ne soffrono le conseguenze e non hanno interesse a rivelarlo. L’integrazione fra truppe speciali e intelligence avviene attraverso dei “Bet Midrash” (classi) ovvero degli spazi digitali nei quali tutte le informazioni utili ad ogni singola unità vengono condivisi fra ufficiali e soldati di più armi per consentirgli di conoscere nei dettagli cosa avviene nel poprio settore di competenza. E’ un modello che ricorda l’integrazione fra “National Security Agency” (Nsa) e forze del Pentagono. Così come a ripetere il modello americano è in dialogo in tempo reale fra piloti di jet ad alta quota e comandanti di piccole unità impegnate in operazioni di combattimento, per coordinare movimenti ed obiettivi. Il forziere dell’intelligence militare israeliana è l’Unità 8200, divenuta secondo alcune fonti la più numerosa e specializzata delle intere forze armate, perché da una parte raccoglie informazioni su ogni possibile avversario e dall’altra opera come un’arma cibernetica per colpire obiettivi avversari.

All’orizzonte di tale trasformazione digitale c’è l’attesa nascita di un network Internet dedicato solo all’esercito israeliano, una sorta di “Google militare” dove ogni ufficiale potrà accedere e chiedere informazioni su un’area, un sospetto o un obiettivo.L’integrazione fra militari e comunicazioni digitali porta le truppe speciali a usare sistemi avveniristici per operare in zona di pericolo.

Ma non è tutto perché fra i cambiamenti in atto c’è anche quello nell’aeronautica in quanto con quattro jet F-16 è possibile oggi pattugliare i cieli di Israele tenendo sotto osservazione più possibili bersagli contemporaneamente mentre in passato sarebbero serviti interi squadroni di veivoli. Infine, la Marina: la scoperta dei giacimenti di gas nelle acque territoriali e le fibrillazioni di Gaza, Libano e Turchia sulla sovranità delle aree confinanti lasciano presagire, per la prima volta dal 1948, la possibilità di conflitti marittimi. E’ improbabile che Israele alzi il velo sulla revisione strategica il corso ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che sue le forze armate si stanno preparando a combattere la prossima guerra.

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