L’Italia alla canna del gas. A rischio il 40% delle forniture dai contratti con la Russia. Preoccupano anche i rincari di altre materie prime, come il grano

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Volano le quotazioni del gas sui timori per le ripercussioni sulle forniture e sui prezzi dall’invasione della Russia in Ucraina. Il future Ice Ttf di Amsterdam, riferimento per il prezzo del metano europeo, ha chiuso le contrattazioni con un balzo del 51,1% a 134,3 euro per megawattora.

L’Italia deve il 40% delle proprie forniture di Gas alla Russia

E tra le conseguenze dirette sull’economia del conflitto in corso quelle per le forniture di gas rimangono in cima alla lista. Considerato che l’Italia deve il 40% delle proprie forniture alla Russia, come ha ricordato il Copasir nella relazione al Parlamento. Il problema dell’aumento dei prezzi è già sul tavolo e sta provocando le prime tensioni, come dimostrano le proteste degli autotrasportatori.

Una nuova impennata dei costi per carburanti e combustibile da riscaldamento metterebbe a rischio la distribuzione delle merci e avere effetti devastanti sui conti di imprese e famiglie. I prezzi delle bollette sono già alle stelle. Nel 2021 la spesa annuale “per la bolletta elettrica per la famiglia tipo è stata di 631 euro, +30% rispetto al 2020, mentre la spesa annuale per la bolletta del gas è stata di 1.130 euro, +15% rispetto al 2020”, ha detto il presidente di Arera, Stefano Besseghini.

Per ridurre la dipendenza dal gas russo il Governo sta studiando tutte le opzioni utili, da un lato per spingere al massimo le rinnovabili, nel medio periodo. E nell’immediato per aumentare il più possibile la produzione di gas – guardando al Tap e non escludendo neppure, se fosse il caso, un maggiore ricorso al carbone – ed evitare di rimanere spiazzati se si avverasse lo scenario peggiore, quello di uno stop delle forniture da parte di Mosca.

Le nuove misure potrebbero arrivare prossimamente, e non nel Consiglio dei ministri di oggi. Alcune decisioni potrebbero anche non avere bisogno di norme, ad esempio se si decidesse di aumentare la produzione da fossili nelle centrali ancora attive di Civitavecchia o Brindisi. Diverso il discorso se si volesse ricorrere anche a impianti fermati dal processo di decarbonizzazione.

Sostituire quel 40% per cento, però, a oggi appare difficile se non impossibile. Le prime contromisure sono state analizzate in una serie di riunioni, a partire da quella del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, cui ha preso parte anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani (nella foto).

I leader del G7 promettono di intervenire in caso di difficoltà nelle forniture di energia causati dal conflitto in corso: “Stiamo monitorando da vicino le condizioni del mercato globale del petrolio e del gas, anche nel contesto dell’ulteriore aggressione militare della Russia contro l’Ucraina”.

Ma non sono solamente i prezzi di gas e petrolio a preoccupare gli osservatori. A questi, infatti, si aggiungono anche i rincari delle altre materie prime, tra cui quelle agricole. L’Ucraina ha un ruolo importante sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale e 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane mentre la Russia è il principale Paese esportatore di grano.