Italia alla larga dalla banda. Internet veloce è una chimera. Impietosa relazione dell’Agcom sulle connessioni. Copertura al 36% contro il 68% della media Ue

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In un certo senso è come se Italia fossimo ancora alla preistoria di internet. Inutile girarci in torno, il tema è quello della banda ultralarga e dei clamorosi ritardi italiani, certificati ieri dalla dura relazione annuale dell’Agcom guidata da Angelo Marcello Cardani. “Gli indicatori per la banda ultra larga presentano un grado di arretratezza preoccupante rispetto all’Europa”, ha esordito ieri l’Authority, spiegando che “l’Italia registra un livello di copertura del 36% contro il 68% dell’Ue a 28”. Ma “ci sono situazioni regionali che arrivano al 100%, ovvero alla totale assenza di reti a banda ultralarga”.  Ma non è finita qui. La situazione per la banda ultra larga  è “ancora più critica se si considera il livello di penetrazione: solo il 4% delle famiglie utilizza connessioni superiori a 30 megabit al secondo (contro il 26% dell’Ue-28) e praticamente nulle sono le connessioni superiori a 100 mbps”. Numeri allarmanti anche sullo stato dell’informazione: negli ultimi cinque anni in Italia i media “classici” (quotidiani, tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro. Quanto ai ricavi pubblicitari, invece, Sky resta regina della tv in Italia nel 2014, con una quota del 34,1% (in crescita dell’1,4%). Mediaset si riprende il secondo posto, toltole nel 2013 da Rai. Ora il Biscione ha una quota del 27,8% (-0,7%), la Rai ha una quota del 27,2% (-1,5%). Seguono Discovery (1,9%) e Gruppo Cairo (1,7).