Italia obiettivo del terrorismo. Il pericolo arriva dai Balcani. Un dossier dei servizi segreti lancia un allarme. Roma ad alto rischio per l’impegno in Libia

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di Alessia Vincenti

Una minaccia forte. L’Italia può essere bersaglio di attentati terroristici. Portati a termine da cellule collegate all’Isis o ad Al Qaeda. Il pericolo, però, non arrivea solo da chi scappa dalle guerre in Medioriente. “Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, che quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri, si presenta più concreto lungo l’asse della rotta balcanica”, ha rivelato un dossier dei servizi segreti. “La minaccia, che può concretizzarsi per mano di un novero diversificato di attori, rende il ‘rischio zero’ oggettivamente impossibile”, si legge nella relazione. E “l’Italia è un target potenzialmente privilegiato sotto un profilo politico e simbolico/religioso, anche in relazione alla congiuntura del Giubileo straordinario; terreno di coltura di nuove generazioni di aspiranti mujahidin, che vivono nel mito del ritorno al califfato e che, aderendo alla campagna offensiva promossa da Daesh, potrebbero decidere di agire entro i nostri confini”.

FATTORI DI RISCHIO – Gli elementi di preoccupazione sono molteplici: gli 007 parlano di “vulnerabilità di sicurezza legate all’imponente flusso di profughi provenienti dal teatro siro-iracheno”. Il ragionamento degli esperti, inoltre, ruota intorno alla “centralità della regione quale via di transito privilegiata bidirezionale di foreign fighters, oltre che quale zona di origine di oltre 900 volontari arruolatisi nelle file del jihadismo combattente e alla presenza nell’area di realtà oltranziste consolidate, in grado di svolgere un ruolo attivo nella radicalizzazione dei migranti”. L’attenzione è comunque alta in tutta Europa.  Quello che è accaduto lo scorso 13 novembre a Parigi potrebbe non restare un caso isolato. Anzi: “C’è la possibilità che in Europa trovino spazio nuovi attacchi eclatanti sullo stile di quelli di Parigi, ma anche forme di coordinamento orizzontale tra micro-cellule, o azioni individuali sommariamente pianificate e per ciò stesso del tutto imprevedibili”

CONCORRENZA AD ISIS – Un problema è rappresentato senza dubbio dalla concorrenza interna delle fazioni islamiste. C’è l’Isis, che ha ormai rubato la scena, ma Al Qaeda è ancora in grado di portare a termine azioni sanguinose. Del resto l’attacco del 7 gennaio 2014 alla redazione di Charlie Hebdo è stato rivendicato dall’organizzazione fondata da Osama Bin Laden. E i servizi segreti mettono in chiaro: “Le acquisizioni informative raccolte dall’intelligence non consentono di ritenere superato il pericolo riferibile a formazioni terroristiche collegate ad al Qaeda. Anche se queste ultime risultano segnate da defezioni individuali a favore di Daesh, hanno continuato a far registrare una certa effervescenza tanto sul piano del reclutamento quanto su quello operativo, e proprio la competizione con Daesh potrebbe rafforzare la determinazione qaidista a intervenire sulla scena globale con atti eclatanti”.

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