Italia Viva e Centrodestra di traverso. Salta il voto sull’ergastolo ostativo. Senza la legge mafiosi e boss possono tornare liberi. L’ira dei 5 Stelle: “Spieghino il loro no ai cittadini”

ergastolo ostativo Perantoni
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Maggioranza divisa sull’ergastolo ostativo. Dopo le bocciature giunte dalla Corte di giustizia europea e dalla Corte Costituzionale (leggi l’articolo), una soluzione condivisa per evitare che persino i boss irriducibili, quelli che non hanno mai collaborato con la giustizia, possano tranquillamente ottenere permessi premio e benefici vari, non si riesce a trovare. Il Movimento 5 Stelle punta il dito contro Italia Viva e il centrodestra. Cercando una mediazione e di evitare così una spaccatura in Commissione giustizia della Camera, l’avvio delle votazioni è stato rinviato alla prossima settimana.

IL PUNTO. Le proposte di legge presentate sul tema sono tre, una dal Movimento 5 Stelle, una dal Pd e l’altra da Fratelli d’Italia. Il relatore, che è lo stesso presidente della Commissione, il pentastellato Mario Perantoni (nella foto), ha così predisposto un testo base, ma non c’è ancora l’accordo di tutte le forze di maggioranza. E il tempo stringe, considerando che la Corte Costituzionale ha stabilito che è il Parlamento a dover intervenire sulla materia e che deve farlo entro un anno. A cercare di smorzare i toni è stato il capogruppo dem in Commissione, Alfredo Bazoli: “Non c’era unanime consenso sul testo base proposto dal presidente Perantoni, si è quindi preferito rinviare per trovare una piu’ larga condivisione, trattandosi di un tema particolarmente delicato”.

Ma i pentastellati non fanno sconti. “Sull’ergastolo ostativo – dicono i 5S in Commissione giustizia – si sta giocando una battaglia fondamentale per il nostro ordinamento antimafia, ed è per questo che ci ha profondamente stupito che Italia viva e il centrodestra abbiano scelto di non sostenere la nostra proposta di legge, ritenendola troppo restrittiva”. Infine l’affondo: “La scelta di Italia viva e del centrodestra di non privilegiare la proposta di legge del Movimento ci sorprende e ci amareggia, soprattutto alla luce della disponibilità ad accogliere eventuali contributi positivi in fase di emendamento del testo”. “Mi auguro – ha aggiunto il pentastellato Vittorio Ferraresi – che coloro che oggi hanno deciso di non mandare avanti un disegno di legge capace di rafforzare concretamente uno strumento imprescindibile per la lotta alle mafie, abbiano perlomeno il coraggio di offrire una spiegazione ai cittadini”.

“Entro lunedì ho chiesto ai gruppi di inviare le loro proposte per rimodulare la disciplina dell’ergastolo ostativo alla luce del pronunciamento della Corte costituzionale” ha poi aggiunto Perantoni. “Tutti siamo preoccupati dal rischio di un indebolimento della disciplina di contrasto alla criminalità mafiosa – ha proseguito l’esponente M5S – e dobbiamo lavorare per evitare passi indietro rispetto al sistema normativo scritto anche con il sacrificio di Falcone e Borsellino, nel rispetto dei principi indicati dalla Consulta. Abbiamo dunque necessità di arrivare con urgenza ad una sintesi – a novembre il testo sarà in Aula – e confido perciò nella responsabilità da parte di tutti”.

LA RELAZIONE. Sull’ergastolo ostativo era intervenuta anche la Commissione parlamentare antimafia, con una relazione che ha avuto come relatori il senatore Pietro Grasso, di Leu, e la deputata Stefania Ascari, del M5S, in cui sono state indicate le possibili strade da percorrere. L’Antimafia ha ipotizzato due soluzioni. Una prevede una giurisdizione esclusiva in capo al Tribunale di sorveglianza di Roma in materia di valutazione dell’accesso ai benefici per i condannati su cui pesa l’ergastolo ostativo, compresi i permessi premio. Una seconda ipotesi, considerata immediatamente praticabile, prevede invece un “doppio binario”, con una disciplina differenziata in ragione della tipologia di reati per cui il soggetto è stato condannato. E la competenza per i permesso premio presentate dai condannati e dagli internati per mafia andrebbe assegnata al tribunale di sorveglianza territoriale, mentre per gli altri reati resterebbe al magistrato di sorveglianza.