Jobs Act, ecco come cambia il mondo del lavoro. Restano i licenziamenti collettivi. Rottamazione per i cococo

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Nel complesso si tratta di pochissimi limature e di una conferma importante, soprattutto visti i dubbi emersi nei giorni scorsi. Ieri la magna pars del Jobs Act ha visto la luce in provvedimenti attuativi approvati dal consiglio dei ministri. Ebbene, nei testi ha trovato conferma la fattispecie dei licenziamenti collettivi, contestatissima dalla minoranza del Pd e dai sindacati. Sul meccanismo c’era stato anche il parere contrario delle commissioni parlamentari.Alla fine è prevalsa la linea della conferma, nel presupposto che i licenziamenti collettivi sono sempre di natura economia. Confermata anche le possibilità di demansionare il lavoratore, altro passaggi che aveva provocato più di qualche tensione. Per il resto l’impianto poggia sul pilastro rappresentato dal nuovo contratto a tempo inditerminato a tutele crescenti.

L’OBIETTIVO
“Rottamiamao co.co.co. e articolo 18”, ha trionfalisticamente commentato a caldo il presidente del consiglio, Matteo Renzi. Il quale, poco prima dell’inizio del consiglio dei ministri, aveva come al solito lasciato una traccia su Twitter: “Oggi è il giorno atteso da anni. Il Jobs Act rottama i cococo cocopro vari e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti”. Il tutto accompagnato dal consueto hashtag #lavoltabuona. Come detto, è arrivato il via libera definitivo al nuovo contratto a tutele crescenti, che scatterà dal primo marzo 2015. Chi assumerà con questo strumento godrà di una cospicua decontribuzione a carico dello Stato.

I CONTENUTI
Per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato si limita la possibilità del reintegro del lavoratore, prevedendo invece un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio. Il reintegro sarà possibile solo in caso di licenziamento discriminatorio o di licenziamento disciplinare per il quale venga provata l’insussistenza del fatto materiale contestato. Altro piatto forte, almeno nelle intenzioni, l’eliminazione delle collaborazioni a progetto con il divieto di nuovi contratti di questo tipo. Il divieto, però, scatterà a partire dal 2016. Viene cancellato anche il contratto di associazione in partecipazione, utilizzato soprattutto nel settore commerciale. In Italia, oggi, ci sono 502 mila co.co.pro. e il loro reddito medio annuo è di 10.218 euro

GLI SVILUPPI
Arrivano inoltre i nuovi ammortizzatori sociali. Il primo è la “Dis-Coll”, cioè l’indennità di disoccupazione per i collaboratori che hanno almeno 3 mesi di versamenti contributi. Lo strumento avrà una durata pari alla metà dei mesi di versamento e potrà arrivare ad un massimo di sei mesi. L’altra novità è la “Naspi”, l’assegno di disoccupazione universale, che scatta da maggio e che, rispetto alla Aspi, durerà più a lungo. Il sussidio sarà pari alla metà dei periodi contributivi degli ultimi 4 anni. In pratica potrà arrivare al massimo a 24 mesi.

I TEMI CALDI
Il governo, alla fine, confermato in toto i licenziamenti collettivi, nonostante il parere contrario delle commissioni parlamentari. Il ragionamento è che questi licenziamenti sono per loro natura economici e quindi oggettivi. Il decreto, inoltre, prevede la possibilità di demansionare il lavoratore. Durante la conferenza stampa di presentazione del pacchetto, tra l’altro, il presidente del consiglio ha detto che “parole come mutuo, come ferie, come buona uscita, come diritti entrano nel vocabolario di una generazione che ne è stata fino a oggi esclusa in modo inaccettabile”. Tra l’altro, secondo il premier, “sono circa 200mila i nostri connazionali che nella ridefinizione del lavoro parasubordinato passeranno dai cococo vari a un lavoro a tempo indeterminato. Imprese non hanno più alibi per non assumere”.

GLI IMPATTI
A questo punto non bisogna far altro che sperare che il Jobs Act produca qualche effetto benefico sull’economia. L’Ocse, che ha apprezzato la riforma, ha stimato nei giorni scorsi in un +0,6% la crescita dell’economia italiana nel 2015. Ma si tratta di una stima che sconta soprattutto gli effetti del quantitative easing lanciato dalla Bce guidata da Mario Draghi, dal deprezzamento dell’euro sul dollaro e dal calo sostanzioso del prezzo del petrolio. La speranza è che il Jobs Act possa inserirsi in questo contesto amplificando gli effetti sulle crescita.