Jobs Act, nessun ostacolo dalle banche per l’erogazione dei mutui ai giovani contrattualizzati a regime di tutele crescenti

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Il Jobs Act  non vincola le banche in sede di erogazione dei mutui e i giovani contrattualizzati a regime di tutele crescenti potranno contare su un trattamento pari a quello dei lavoratori a tempo indeterminato tradizionali. A rivelarlo è l’Osservatorio del comparatore di mutui supermoney.eu, che ha interpellato cinque istituti bancari – Deutsche Bank, Intesa San Paolo, Unicredit, CheBanca! e Banca Sella – chiedendo di partecipare a una simulazione di mutuo. Il profilo selezionato è il seguente: under 30 sotto contratto a tutele crescenti con una RAL di 25.000 euro che richiede un finanziamento per un immobile dal valore di 200.000 euro.

Con il Jobs Act nuove opportunità per i giovani?

Tra le tante critiche ricevute dal Jobs Act, già mesi prima della sua pubblicazione ufficiale in Gazzetta, vi era la considerazione che gli istituti non avrebbero concesso finanziamenti a lavoratori incapaci di garantire un reddito sul lungo periodo. L’assenza di garanzie, in effetti, resta l’incognita maggiore di tali tipologie di contratto. Ma ciò non sembra essere un problema secondo gli istituti di credito, o almeno secondo quanto hanno dichiarato.

La posizione assunta dalle banche interpellate è stata unanime: chi è in possesso di un contratto di lavoro regolamentato dal Jobs Act non verrà trattato diversamente, non verrà rifiutato né sarà necessario richiedere la firma di un garante. Ciò che interessa è che il richiedente presenti un profilo creditizio che dia affidabilità dal punto di vista del reddito – ovvero, basta che dimostri di poter pagare la rata, tutele crescenti o meno.

Renzi, Poletti, L’Abi è le velate minacce

Il Premier Renzi aveva già nei giorni scorsi lanciato un monito ad Abi – Associazione Bancaria Italiana – invitandola a prendere una posizione forte di garante del Jobs Act e di vigilare sugli istituti che avessero adottato politiche discriminatorie nei confronti dei lavoratori a tutele crescenti in sede di stipula del mutuo. Pochi giorni prima, il Ministro del Lavoro Poletti annunciava in pompa magna una pioggia di richieste di mutui grazie ai nuovi contratti stipulati sull’onda dell’entrata in vigore del Jobs Act. Anche Abi, pungolata dal Capo del Governo, si era detta pronta a rispettare l’impegno dato.

L’indagine di SuperMoney, dando voce direttamente agli istituti di credito, aggiunge un tassello mancante, mostrando come anche da parte del mondo bancario l’apertura sia totale, sebbene sia impossibile attingere a dati concreti (il Jobs Act è stato approvato solo lo scorso 4 marzo).

Aspettare e vedere

Certo, gli interrogativi restano. Alle parole dovranno seguire i fatti e la stessa SuperMoney si è proposta di raccogliere tramite social e e-mail le testimonianze dei cittadini per tastare con mano quale sia la reale e concreta posizione degli istituti.

C’è un ulteriore punto interrogativo, che resta insoluto: anche ammesso che le banche tengano fede alla parola data, quanti lavoratori senza garanzie sul proprio futuro si dimostreranno pronti a sobbarcarsi un impegno economico tanto oneroso e duraturo?