Il killer di Ardea vagava armato con l’intento di uccidere. Si indaga sul perché Pignani avesse una pistola in casa. Lamorgese: “Quell’arma era dove non doveva essere. Presto nuove regole”

Ardea
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Andrea Pignani, l’uomo di 35 anni che ieri mattina, prima di togliersi la vita, ha ucciso un anziano e due bambini, ad Ardea, in provincia di Roma, secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, è uscito di casa intorno alle 11 con felpa, zainetto e guanti e ha percorso circa 400 metri, con la pistola in pugno, tra le strade del comprensorio di Colle Romito. Poi ha puntato la pistola contro le prime persone che ha incontrato, i due bambini, Daniel e David Fusinato di 5 e 10 anni, e l’anziano, Salvatore Ranieri.

Le prime persone che Pignani ha incontrato sono stati dunque i fratellini Fusinato a cui, sempre secondo quanto si è appreso, avrebbe sparato un colpo ognuno. Poi è passato in bicicletta Ranieri a cui avrebbe sparato due colpi. A quel punto il 35enne è tornato a casa dove, sembrerebbe dopo aver fatto uscire la madre, si è barricato. Dalle indagini dei carabinieri non risulterebbero altre persone scampate agli spari né liti o dissidi con le famiglie delle vittime.

“Al termine degli accertamenti non risultano in passato denunce o esposti per precedenti minacce che l’uomo aveva posto in essere nei confronti di familiari o terze persone armato di pistola” ha chiarito, inoltre, il comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Roma, Michele Roberti. “Allo stato – ha aggiunto Roberti – non ci risulta alcun rapporto tra il papà dei bambini e l’aggressore”.

Intanto la Procura di Velletri ha aperto un’inchiesta per omicidio in relazione alla strage di Ardea. Il pm Vincenzo Antonio Bufano ha affidato l’indagine ai carabinieri, che, già da ieri, avevano cominciato ad ascoltare testimoni. Mentre domani sarà affidato l’incarico per effettuare le autopsie sulle vittime che verranno svolte presso l’Istituto di medica legale del Policlinico di Tor Vergata.

L’indagine, tra le altre cose, dovrà in primo luogo chiarire perché Andrea Pignani, avesse in casa la pistola appartenuta al padre, guardia giurata, morto nel novembre scorso. In questo ambito risposte potrebbero arrivare dalla madre e dalla sorella del killer. Pignani, è emerso oggi, fu sottoposto a “consulenza psichiatrica” per uno “stato di agitazione psicomotoria” l’11 maggio scorso presso il Pronto Soccorso del Nuovo Ospedale dei Castelli di Ariccia. In ospedale il 35enne fu accompagnato “volontariamente” da un’ambulanza dopo una lite con la madre. Non era, tuttavia, in cura “per patologie di carattere psichiatrico”.

“Cinque minuti prima della sparatoria una pattuglia dei carabinieri di Marina di Ardea era andata a controllare che il mio assistito Domenico Fusinato stesse in casa a rispettare l’ordinanza di custodia ai domiciliari” ha rivelato l’avvocato Diamante Ceci, legale dei genitori dei piccoli David e Daniel. Quella stessa pattuglia, secondo quanto riferito, una manciata di minuti dopo è intervenuta dopo l’allarme lanciato e il triplice omicidio.

Lamorgese: “Quell’arma era dove non doveva essere. Presto un nuovo regolamento”. 

“Quello che è successo ieri è gravissimo. Se penso a quei due bimbi che giocavano sul prato – ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese  commentando quanto è accaduto ad Ardea -, a quella persona che per evitare il peggio è stata attinta dai colpi di arma da fuoco. L’assassino era certamente una persona labile, che aveva un’arma. Su questo aspetto ci stiamo cercando di capire tramite i carabinieri che sono presenti sul luogo, perché il padre dell’uccisore era una guardia giurata, aveva un’arma e devo dire che nel momento in cui è morto il padre nel 2020 nessuno ha fatto una denuncia della presenza di arma in quella casa”.

“Attualmente la tracciabilità è garantita attraverso il Ced – ha aggiunto l’esponente dell’Esecutivo -, ma è in via di conclusione un regolamento che disciplina il sistema informatico di questi dati. E’ stato un testo condiviso già con le altre forze di polizia, è stato anche portato alla condivisione con le associazioni del relativo comparto”.

“Quindi quanto prima veda la luce – ha aggiunto il ministro Lamorgese -. Evidentemente c’è stato un po’ di tempo, è verissimo, però speriamo che nel giro di pochissimo questo regolamento che doveva essere adottato da fine 2018 adesso veda la luce. C’è anche da dire però ci sono accertamenti in corso per capire esattamente non solo la dinamica, che pare abbastanza chiara, ma come mai questa arma era lì dove non doveva essere”.