Kobane, via libera di Ankara ai curdi iracheni

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di Nicola Tarantino

Kobane si conferma sempre più il centro della lotta all’Isis. Da Washington e Ankara, sono arrivate due importanti decisioni a sostegno dei curdi siriani, assediati nella città strategica in Siria, al confine con la Turchia. Per la prima volta gli Stati Uniti non si sono limitati a raid contro i miliziani jihadisti e hanno lanciato armi, munizioni e attrezzature mediche ai pershmerga. Inoltre la Turchia, dopo settimane di incertezze, ha dato ai combattenti curdi della regione autonoma del Kurdistan iracheno il via libera per transitare attraverso il territorio turco per recarsi a Kobane, rispondendo positivamente a una richiesta presentata dal presidente curdo Massoud Barzani.

IL MECCANISMO
Il piano per consentire ai peshmerga di unirsi alle milizie dello Ypg (le Unità di protezione del popolo curde) nella difesa di Kobane sarebbe già pronto, messo a punto dallo stesso Barzani assieme al ministro dei peshmerga di Erbil, Mustafa Sayid Qader, e a Saleh Muslim, leader del Partito dell’unione democratica (Pyd, principale forza politica del Kurdistan siriano di cui lo Ypg costituisce il braccio armato). Un cargo C-130 ha effettuato diversi lanci di attrezzature di materiale per permettere agli assediati di resistere all’offensiva degli jihadisti dello Stato Islamico contro la città. Il comando centrale americano (Us Centcom) ha aggiunto che i 135 attacchi aerei effettuati vicino Kobane nei giorni scorsi, combinati con la resistenza dei curdi sul terreno, hanno rallentato l’avanzata dei gruppo terroristico verso la città: “Tuttavia la situazione della sicurezza nella città rimane precaria, perché l’Is continua minacciare e i curdi a resistere”, si legge ancora nel comunicato diffuso da Us Centcom. Poco più tardi anche un portavoce delle forze curde a Kobane ha confermato che “una larga quantità di munizioni ed armi” ha raggiunto la città.

I TIMORI
Gli Usa hanno preavvisato la Turchia dell’intenzione di consegnare armi ai curdi siriani, ai quali il governo di Ankara guarda con molta diffidenza per via dei loro legami con i curdi turchi. Sulla spinosa questione, il presidente Usa, Barack Obama, ha telefonato sabato al presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e gli ha comunicato i piani americani. “Comprendiamo le preoccupazioni turche, ha aggiunto un portavoce dell’amministrazione americana, ma lo Stato islamico è un “nemico comune” di Usa e Turchia.

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