La banca che fa dannare l’anima al Papa

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Di Emiliano Fittipaldi per L’Espresso

Papa Francesco ce la sta mettendo tutta, ma le spine dello Ior, la banca vaticana, continuano a non fargli dormire sogni tranquilli. Dopo l’inchiesta della settimana scorsa del nostro settimanale , che ha raccontato degli scontri durissimi tra il prelato del Papa, Battista Ricca, e il presidente Ernst von Freyberg (ormai in uscita, tanto che il successore potrebbe essere nominato già la settimana prossima), “l’Espresso” è in grado di anticipare i dati più salienti del bilancio 2013, approvato dal cda dell’istituto, cifre che dovrebbero essere pubblicate nei dettagli martedì prossimo. Se, ovviamente, la società di revisione (la Deloitte) darà in queste ore il suo ok definitivo.

Il dato che salta subito agli occhi è il crollo dell’utile netto, che passa dagli 86,6 milioni dell’anno passato (quando la gestione era di fatto in mano al direttore generale Paolo Cipriani, indagato per violazione delle norme antiriciclaggio dalla procura di Roma) ai 2,8 milioni registrati nel 2013. Un calo del 96,7 per cento che non permetterà alla banca, come avviene ogni anno, di girare un contributo al Papa per le sue attività di evangelizzazione: nel 2013 il “regalo” arrivò a una cinquantina di milioni.

«Von Freyberg» spiegano i suoi uomini «ha dovuto ripulire il bilancio del’istituto da schifezze e zavorre che abbiamo ereditato». Leggendo il bilancio, in effetti, si nota una perdita secca di 15,1 milioni di euro, pari al controvalore dei titoli della Lux Vide in pancia allo Ior, la società di produzione di “Don Matteo” fondata da Ettore Bernabei.

Grande amico del cardinale Tarcisio Bertone, Bernabei (vicinissimo all’Opus Dei) ottenne due anni fa un prestito obbligazionario dalla banca vaticana, qualche mese dopo il defenestramento di Ettore Gotti Tedeschi, da sempre contrario all’operazione. Secondo gli americani di Promontory, che hanno setacciato i conti della banca, l’operazione approvata dal board che cacciò Gotti è stata una follia, tanto che von Freyberg ha deciso di “regalare” i titoli Lux a una fondazione di diritto vaticano. Sancendo in bilancio una svalutazione patrimoniale secca.

Non solo. Nel 2013 lo Ior, per esplicita richiesta di papa Francesco, è venuto in soccorso alla diocesi di Terni con un prestito infruttifero da circa 12 milioni. Un buco, quello della diocesi, provocato da dieci anni di investimenti immobiliari sballati, su cui sta indagando la procura. Infine, lo Ior ha svalutato per decine di milioni alcuni investimenti (sbagliati, secondo la nuova dirigenza) fatti da Cipriani. Tra questi, spicca un business immobiliare al centro di Budapest (attraverso un fondo lo Ior ha comprato l’ex palazzo della Borsa ungherese per farci appartamentini di lusso da rivendere). Ci sono poi riserve d’oro che l’istituto ha dovuto deprezzare per il calo del valore del metallo prezioso.

Ora è probabile che von Freyberg – in guerra da mesi con il prelato vicinissimo al Papa, Battista Ricca, e con la lobby americana capeggiata dall’avvocato Jeffrey Lena – decida di lasciare. Qualche settimana fa ha minacciato di dimettersi su due piedi insieme ai dirigenti da lui scelti.
Per evitare una rottura alla Gotti Tedeschi, la Santa Sede gli ha chiesto di rimanere ancora un po’, in modo da assicurare una transizione morbida e ordinata.

Insieme al bilancio, sussurra qualcuno, la prossima settimana in conferenza stampa il cardinale Pell potrebbe annunciare l’addio di von Freyberg, contestualmente al nome del nuovo presidente. Che avrà l’incarico di continuare la battaglia sull’antiriciclaggio e la trasparenza voluta da Francesco.