La Bce blinda il costo del lavoro

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dalla Redazione

Il costo del lavoro non cambia: La Banca Centrale Europea ha mantenuto invariato il ‘refi’, il tasso di rifinanziamento pronti contro termine, al minimo storico dello 0,25%. Fermi anche il tasso sui depositi a quota zero e il tasso marginale allo 0,75%. L’ultima variazione dei tassi d’interesse risale al novembre 2013, quando sono stati fissati ai valori attuali.

Una decisione guidata dall’allontanarsi dello spettro delle deflazione, nonostante la ripresa continui, ma solo a fatica. Lo ha spiegato il presidente della Bce, Mario Draghi secondo cui l’inflazione, anche se resterà bassa a lungo e seguita “solo da un graduale miglioramento”, è “fermamente ancorata” sul medio e lungo termine: si avvicinerà al 2% alla fine del 2016. Il costo del denaro, comunque, resterà basso ancora a lungo. Il direttivo dell’Eurotower ha ribadito di essere impegnato ad agire rapidamente con misure non convenzionali contro un’inflazione che dovesse rimanere bassa troppo a lungo: il board ha infatti discusso sui tassi e il mese prossimo potrebbe intervenire.

In questo senso quindi l’attività della Bce continuerà anche nel monitoraggio delle “possibili ripercussioni sia dei rischi geopolitici, sia del tasso di cambio che però non è un policy target, ma è molto importante per la stabilità dei prezzi e per la crescita”.

Per Carlo Alberto De Casa, analista di ActivTrades, “ancora una volta Draghi rimanda l’azione al prossimo appuntamento della Bce”, quello di giugno. L’effetto sui mercati è di un euro che si porta a 1,40 sul dollaro, salvo poi ritracciare nuovamente quando il governatore apre alle misure straordinarie, mentre i Btp vanno in rally. Non cambia politica, dunque, Draghi: prosegue nel solco del cercare di trasmettere la politica monetaria con le sue affermazioni, inaugurata con il famoso “faremo qualunque cosa serva” per salvare l’euro. Secondo De Casa “i mercati danno la loro fiducia sulla parola ancora una volta, ma la pazienza è alla fine. Il fatto che Draghi abbia detto di essere pronto ad ‘agire speditamente se necessario’, ormai rischia di non bastare più: serve qualcosa di concreto”. Comprare del tempo per riservarsi di agire, nel prossimo appuntamento di giugno, potrebbe risultare una scelta fuori tempo massimo.

L’analista commenta anche l’atteggiamento del governatore nelle risposte alle domande in conferenza stampa: “Ha indicato il tasso di cambio la situazione geopolitica come i rischi maggiori” per la ripresa Ue. “Però quando si è trattato di spiegare come intende agire, non sono arrivate indicazioni”. Proprio guardando alla situazione in Russia, De Casa nota come il “mezzo annuncio di disimpegno militare da parte di Putin di ieri”, anche se smentito dagli Usa, “ha già avuto un riflesso importante sull’oro, che da quota 1.315 è sceso verso 1.289 dollari l’oncia”, mentre il rublo – fortemente deprezzato di recente – “è tornato in area 35 nei confronti del dollaro: è da tenere d’occhio in caso di una soluzione alla questione ucraina”.

Insomma, tornando a Francoforte la Bce garantisce il proprio impegno, pur senza indicazioni concrete, ma dice lo stesso ai paesi dell’Eurozona che non possono permettersi di mettere a rischio i progressi fin qui ottenuti con le riforme. Anche per questo l’Eurotower “concorda con l’Ecofin” nel ritenere che “azioni decisive servono in quei Paesi che hanno squilibri eccessivi”, come l’Italia. Le riforma – d’altra parte – hanno spinto la ripresa in “Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda, quindi in quelli dove la ripresa è in stallo devono perseverare con le riforme, che sono dolorose, ma non sembra esserci alternativa”. Una risposta indiretta a quanti, dall’Ocse al Fmi, hanno chiesto alla Bce un nuovo intervento. “Grazie dei consigli – ha detto sarcasticamente Draghi – ma accettarli potrebbe essere visto come una minaccia alla nostra indipendenza e mettere a rischio la nostra credibilità”.

In vista delle prossime elezioni europee, Draghi risponde anche ai richiami anti euro che si levano da movimenti contrari alle moneta unica: “Nella mia opinione, negli ultimi 20-25 anni l’integrazione che abbiamo costruito ha portato molti benefici. Non voglio tornare alle crisi degli anni ’70, ’90 o persino dei primi anni ’90”.

Prima dell’Eurotower, sulla linea della continuità si era mossa la Banca d’Inghilterra (BoE). L’istituto centrale britannico ha lasciato invariato il tasso bancario di riferimento allo 0,5%, come era nelle attese. La BoE ha contestualmente confermato a 375 miliardi di sterline l’entità massima del piano di acquisto di titoli di Stato per fornire sostegno all’economia nazionale. Anche in questo caso si tratta di decisioni che erano ampiamente attese dal mercato.