La Bce scrive per noi la legge di stabiltà. Prima si paghi il debito. Lo spread basso ci ha fatto respirare. Ma ora Francoforte vuole i risparmi

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Ci sono vizi che non si perdono mai. E questa Europa, con la sua principale leva economica – la Bce oggi governata da Mario Draghi – al vizio di gestire le manovre dei governi non ci sa proprio rinunciare. Così, mentre i ministeri del Tesoro dei singoli Stati fanno i salti mortali per preparare i conti in vista del nuovo anno, ecco che Francoforte ci dice cosa dobbiamo fare. Con la solita inquietante pretesa: pazienza se non c’è lavoro e i poveri dilagano. Prima di destinare un solo euro alle cosiddette politiche di sviluppo bisogna restituire i debiti. Una musica che sentiamo da molti anni e che è più di un ingresso a gamba tesa nella sovranità dei Paesi e delle scelte dei loro governi. Del tutto incurante che continuando a sottrarre risorse allo sviluppo la ripresa sarà millimetrica e comunque lentissima, l’istituto di Francoforte ieri è tornato ad avvisare: i risparmi sugli interessi legati al debito pubblico devono essere destinati a ridurre i debiti pubblici. Una richiesta che parte da un presupposto anche plausibile: gli Stati stanno pagando meno del passato perché gli spread sono tenuti bassi. Una condizione di cui proprio la Bce è artefice, anche alla politica (applicata tardivamente) del quantitative easing, cioé l’immissione di liquidità monetaria.

SUBITO IN CASSA
Grazie ai risparmi sul pagamento del debito un Paese come l’Italia sta oggi risparmiando oltre dieci miliardi. Ma se questi soldi dovessero essere destinati a ridurre il debito in prima battuta il bilancio di cassa resterebbe invariato come se avessimo pagato le cedole, e in seconda battuta la manovra attualmente in costruzione dai 27 miliardi indicati da Renzi dovrebbe diventare di 37, a questo punto con un inevitabile ricorso a nuove tasse. Gravare un’economia già in difficoltà però è l’ultima delle cose da fare se non si vogliono poi vedere quei dati che proprio la Bce ieri ha evidenziato nel suo periodico bollettino. Le previsioni di crescita dell’Eurozona sono infatti positive, ma con un ritmo che resta troppo blando. La crescita prevista è infatti del +1,4% del Pil nel 2015, del +1,7% nel 2016 e del +1,8% nel 2017. C’è poco da festeggiare, insomma.

COME SUDDITI
Di qui la richiesta ai Paesi di ridurre il debito ora che gli spread sono bassi, con una indiretta confessione: le politiche accomodanti dell’Eurotower non continueranno per sempre. Di qui l’invito all’Italia e a tutti i Paesi della moneta unica con elevati debiti pubblici ad utilizzare le risorse derivanti dai tassi di interesse più bassi del previsto per ridurre il debito stesso, e non per aumentare la spesa. Una regola che vale per tutti, ma in particolare per Italia e Belgio che con il benestare della Commissione Ue hanno avuto riconosciute la presenza di “fattori rilevanti” come le riforme e la debolezza economica, e per questo hanno effettuato correzioni del deficit più basse di quelle previste dalla nuova regola sul debito. Un avviso proprio mentre si prepara la legge di stabilità. Ecco l’unico caso in cui l’Europa arriva per tempo.

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