La Bce spara altri 500 miliardi. Piano anti-Covid fino al 2022. Prorogato il programma di acquisto titoli dei Paesi Ue. Francoforte stanzia 80 miliardi per i nostri Btp

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Si intravede uno spiraglio di luce per l’economia italiana. E senza neanche ricorrere al tanto discusso Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Come è possibile? La Banca centrale europea (Bce) ha annunciato l’aumento della potenza di fuoco del programma di acquisto di titoli per l’emergenza pandemica: il Pepp è stato incrementato di 500 miliardi di euro, 80 dei quali destinati proprio ai titoli italiani.

Il totale degli acquisti programmati sale così a 1.850 miliardi. Ma c’è di più: gli acquisti dureranno almeno fino a marzo 2022, sei mesi in più rispetto a quanto programmato sinora. L’impatto per l’Italia non sarà quindi marginale, dato che la quota di partecipazione al capitale della Bce della Banca d’Italia è circa il 17 per cento. I rendimenti dei Btp italiani sono ormai in negativo per scadenze fino a 5 anni, prossime allo zero sui 7 anni e positivi dello 0,4 per cento sui decennali, la durata più rappresentativa. I bond italiani rimangono comunque quelli che rendono di più, insieme a quelli greci, nell’aera euro.

La Banca centrale europea ha inoltre annunciato l’intenzione di lasciare i tassi d’interesse invariati: il tasso principale rimane a zero, il tasso sui depositi a -0,50 per cento e il tasso sui prestiti marginali a 0,25 per cento. Ha, inoltre, migliorato la sua stima di crescita economica per l’Eurozona per il 2020, portandola a meno 7,3 per cento dal meno 8 per cento di settembre, e peggiorato quella per il 2021, a più 3,9 per cento dal più 5 per cento. Per il 2022 è del 4,2 per cento e per 2023 più 2,1 per cento. Le stime sull’inflazione si spostano di poco rispetto a quanto già ipotizzato e si attestano allo 0,2 per cento per il 2020, all’1 per cento per il 2021 e all’1,1 per cento per il 2022. “L’apprezzamento dell’euro è un fattore importante perché esercita una pressione al ribasso sull’inflazione: lo stiamo monitorando e continueremo a monitorarlo molto attentamente in futuro”, ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde (nella foto).

Insomma niente male per l’Italia che da giorni, per non dire settimane, si dimena in uno scontro senza esclusione di colpi tra i fautori e gli oppositori del ricorso al Mes. Un nuovo colpo di bazooka, quello sparato dalla Bce, che dà certamente nuovi validi argomenti a chi di attivare il Fondo Salva Stati non vuol sentire neppure parlare. A cominciare dal Movimento 5 Stelle che non ha mai nascosto la sua avversione contro l’ipotesi di servirsi del Meccanismo europeo di stabilità. Che ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è tornato a bollare come “uno strumento non utile all’Italia, pericoloso come abbiamo visto con la Grecia e che finché il M5S sarà in Parlamento non sarà mai utilizzato.

Al presidente del Consiglio Conte, abbiamo dato il mandato di firmare la riforma” del Mes che “è uno strumento utilizzabile ieri, oggi e dopodomani ma che noi non vogliamo utilizzare”, ha ribadito Di Maio. La riforma, invece, servirebbe a “far sì che quei 14 miliardi di euro li possiamo usare per le nostre imprese, le famiglie, gli investimenti e nelle banche pubbliche italiane”. Il Ministro degli Esteri ha anche precisato che “è stato dato mandato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Bruxelles, prima di tutto di sbloccare i fondi del Recovery Fund e a farci avere 209 miliardi di euro in Italia. Una cifra più grande del Piano Marshall, stiamo parlando di soldi e fondi che ci serviranno per digitalizzare i servizi pubblici, per la conversione ambientale, per rilanciare le infrastrutture.

Tutti investimenti cioè che serviranno alle imprese per dare più lavoro, questo stiamo facendo. Siccome il presidente del Consiglio ci ha detto che ha anche intenzione di riformare il Mes, gli abbiamo dato sì il mandato di firmare questa riforma, ma è una riforma!”. Precisa Di Maio. E a chi diceva che bisognava pensarci prima, “ci perdonerete”, ha precisato, “ma siamo da due anni e mezzo al governo e tra le altre cose abbiamo affrontato il 2020, un anno difficilissimo per tutti i Paesi del mondo”. Quanto al Recovery Fund “ci siamo chiesti come Paese cosa vogliamo essere nel 2030, per fare in modo che quei soldi vengano spesi? Ci siamo chiesti veramente qual è l’obiettivo di questo Paese? Secondo me – ha concluso Di Maio – stiamo discutendo giustamente su quelli che sono gli strumenti per spenderli bene, ma il primo tema è la visione.”