La Bce un po’ dà e un po’ leva. Piccole imprese in allarme. Il presidente Cna, Vaccarino, mette in guardia. Delusione per il partenariato Usa e Ue in ritardo

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Le imprese attendono l’immissione di liquidità della Banca centrale europea, ma prima ancora aspettano di vedere se non finirà che Mario Draghi da un lato allenta i cordoni della borsa e dall’altro poi aumenta i paletti per le banche, impedendo che questa liquidità si trasformi in credito. Mentre i mercati restano improntati all’ottimismo per il piano di quantitative easing in arrivo e per una serie di dati finalmente meno negativi sul contesto economico, il presidente della Cna, Daniele Vaccarino, mette in guardia dai facili entusiasmi. E ieri concludendo il convegno su “Il negoziato di libero scambio Ue-Usa. Quali prospettive per le imprese?”, nella sede nazionale della Confederazione, ha segnalato alcuni rischi per la ripresa.

CLIMA DI FIDUCIA
È da dicembre – ha detto Vaccarino – che “cominciamo a percepire sintomi di miglioramento nell’economia italiana. Emergono, soprattutto, segnali di accresciuta fiducia tra gli imprenditori, una fiducia che non si trasforma subito in ordini e fatturato, ma contribuisce a creare un clima diverso. Un clima che può spingere a investire, assumere, spendere. E che nasce da una serie di fattori esterni e interni. Penso alle promesse, mantenute, del governo sull’occupazione”.
In questi processi le piccole imprese rivestiranno un ruolo determinante. E per questo ieri, introdotto dal segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini, il vice presidente Giorgio Aguzzi ha messo in risalto i punti di forza del Ttip (l’accordo di partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti, in corso di negoziato tra Usa e Ue) e le sue ricadute proprio sulle piccole imprese. A differenza di quanto si crede, ha sottolineato Aguzzi citando una indagine della Cna tra circa 600 imprese associate, le micro-piccole imprese esportano in quantità crescente, anche sui mercati extra-europei. L’82% delle imprese esportatrici del campione vende i suoi prodotti fuori dall’Europa e quasi un’impresa su cinque realizza oltre la metà dell’export extra-Ue. E una metà del campione ritiene che il negoziato potrà arrecare benefici alla loro attività sul mercato Usa.

FORTI RESISTENZE
La Cna ha da sempre sostenuto il Ttip, ma chiede un maggiore coinvolgimento nel processo negoziale delle organizzazioni della piccola impresa, senza favoritismi però nel rispetto dei principi previsti nello “Small business act” europeo. Perché la paura delle piccole e medie imprese, ha spiegato Vaccarino, “è di finire schiacciate da un trattato che valorizzi solo le grandi aziende e le multinazionali”. Insieme alla vice-ambasciatrice Usa Kathleen Doherty, e a Luca De Carli, negoziatore del Ttip per conto della Commissione Ue, è intervenuto il viceministro Carlo Calenda, che ha ammesso come le trattative “stanno attraversando una fase difficile”, soprattutto a causa delle resistenze di alcuni Paesi europei, e che al momento è altamente improbabile ipotizzare una conclusione del negoziato entro la fine di quest’anno, come previsto. Con un pericolo: “Abbiamo da qui ai primi mesi del 2016 davanti a noi, poi si dovrà aspettare la prossima presidenza americana e per l’Europa sarebbe un rischio enorme, perché l’impatto della doppia regolamentazione, degli Usa e della Ue, al momento vale fra il 20 e il 30% del costo dei prodotti”.