Troppe tasse in bolletta. E l’Enel mette il freno ai concorrenti sul mercato

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di Sergio Patti

Le pratiche contro la concorrenza dell’Enel arrivano in Parlamento. Nel silenzio di Antitrust, Autorità per l’energia e Ministero delle Attività produttive, sono gli ex Cinque Stelle (ora Alternativa Libera) con un’interrogazione a svelare un giochetto che rischia di far salire la bolletta elettrica degli italiani. Il meccanismo è quello della raccolta dei cosiddetti oneri di sistema (incentivi alle rinnovabili, imposte varie, ecc.) che Enel Distribuzione impone di raccogliere a tutti gli operatori. Nella bolletta, insomma, oltre al costo dell’elettricità effettivamente consumata, famiglie e imprese pagano una serie di costi aggiuntivi, pari a circa il 30% del costo finale, per i quali i trader hanno dovuto prestare garanzie attraverso fideiussioni bancarie. Sia che i clienti paghino regolarmente le loro bollette, sia che diventino morosi, i piccoli e medi operatori sul mercato devono corrispondere questi oneri. Di fatto i fornitori sono trasformati nell’Equitalia dell’energia.

BOOM DI MOROSI – Con la crisi molti clienti hanno difficoltà a pagare, regolano le loro bollette in ritardo o spesso non pagano affatto. Enel Distribuzione, che oggi detiene circa il 90% del trasporto elettrico in Italia, in passato aveva un atteggiamento coerente con la difficoltà del Paese. Le cose sono cambiate da quando c’è in sella il nuovo management renziano composto dal ticket Francesco Starace (Ad) e Carlo Tamburi (Manager per l’Italia, fratello di Giovanni Tamburi, importante azionista dell’Eataly del renzianissimo Oscar Farinetti), entrambi legatissimi al gran consigliori del premier, Marco Carrai. Dalla fine dello scorso anno infatti Enel Distribuzione non solo continua a pretendere dalle aziende elettriche il pagamento degli oneri di sistema, anche nel caso delle somme non effettivamente raccolte, ma sta costringendo tutti a pagare in fretta, pena l’escussione delle garanzie versate e la risoluzione contrattuale.

IL MINISTERO DORME – L’effetto di questa stretta è quello di mettere in difficoltà i piccoli e medi operatori, di fatto concorrenti dell’Enel, rischiando di buttarli fuori dal mercato e così restringendo gli ambiti della concorrenza. Il valore di morosità nel settore elettrico è oggi pari a circa 370 milioni l’anno: non poco per aziende che stanno aiutando famiglie e imprese riducendo all’osso i propri margini. Di qui l’interrogazione parlamentare, che pone nel mirino anche la posizione dell’Autorità per l’Energia. Mentre di recente la Corte Costituzionale ha dichiarato legittimo l’aggio dell’8% a Equitalia sull’incasso delle imposte, operatori e trader devono raccogliere questo 30% sulle loro bollette gratuitamente. La domanda posta al ministro Federica Guidi è se finalmente batterà un colpo per indurre l’Autorità per l’energia a definire correttamente la posizione dei traders, escludendo l’obbligo di versare al distributore gli oneri di sistema non riscossi dai clienti finali.

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