La bolletta energetica per le imprese italiane è di gran lunga la più cara d’Europa. Decisivo il peso delle imposte sul costo finale

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Rimane molto salata la bolletta energetica che le imprese italiane sono costrette a pagare. Secondo l’analisi di ImpresaLavoro, effettuata elaborando i dati Eurostat relativi al secondo semestre 2014, una media industria italiana sopporta un costo in centesimi per Kwh (chilowattora) di 0,2033 €: il prezzo più caro tra le grandi economie europee e una cifra nettamente superiore a quella di molti stati confinanti come Slovenia, Austria e soprattutto Francia dove le imprese si vedono praticare tariffe sensibilmente inferiori. Per svolgere questa analisi ImpresaLavoro ha considerato il prezzo praticato ad una media industria italiana, con un fabbisogno energetico annuo tra i 500 e i 200 MWh (megawattora).

Il prezzo finale che le industrie sostengono è composto dal costo netto dell’energia e dal totale di imposte e accise che lo stato applica. Se considerata prima delle tasse la nostra energia costa come quella Portoghese e leggermente di meno rispetto a Regno Unito, Irlanda e Spagna. Le imposte hanno però un peso rilevantissimo sul costo finale (pesano fino al 48% se si considerano anche le imposte sul valore aggiunto e il 25% se non si considera l’Iva e altre imposte che le aziende possono recuperare) e fanno quindi diventare la nostra energia la più cara d’Europa.

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