La Camera è un manicomio: risse, insulti e minacce

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di Lapo Mazzei

A modo loro si sono ripresi la scena. E ora che sono riusciti nell’impresa sarà difficile farli scendere dal palco: le luci della ribalta, se non si è troppo allenati, sono una droga pesante che dà una forte assuefazione, provocando effetti collaterali. Per questa ragione Beppe Grillo ha deciso di rompere il silenzio, rimettendosi alla testa dei deputati pentastellati. E per uno che sotto i riflettori ha costruito la sua carriera, come il comico ligure, non si tratta di cogliere l’attimo ma di cavalcare l’onda. Senza calcolare minimamente l’effetto che fa. Insomma, gettare altra benzina sul fuoco potrebbe provocare un rogo simile a quello di Nerone a Roma. Dopo le risse in aula e gli atteggianti assunti dai deputati del Movimento Cinque Stelle sia alla Camera che al Senato, che non sono certo degni di una democrazia matura, soprattutto quando lo sforzo prodotto da maggioranza e opposizione per portare il Paese nella terza Repubblica è al suo massimo, c’era bisogno di un gesto distensivo. Non di un altro innesco, perché dopo il “Boia chi molla” ora siamo all’inneggiamento della rivolta. «Noi siamo la Nuova Resistenza» sostiene Beppe Grillo sul suo Blog. «Domani (oggi, ndr) vengo domani lì, a Roma, ad abbracciarvi, perché siete dei guerrieri meravigliosi». Il leader dei grillini stringe in un abbraccio (virtuale e non solo) i suoi parlamentari, protagonisti in queste ore della bagarre scoppiata alla camera sul dl Imu-Bankitalia con l’occupazione di alcune commissioni e culminata con la presentazione di un richiesta di messa in stato d’accusa nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non ancora soddisfatto appieno, nel suo ultimo post alza ancora di più il tono dello scontro, attaccando a testa bassa il capo dello Sato, la presidente della Camera Laura Boldrini e ovviamente l’accordo fatto da Renzi con Berlusconi sull’Italicum. «C’è una legge elettorale fatta da un pregiudicato insieme a una specie di cartone animato e Verdini. Come si fa a pensare di fare una legge elettorale fatta da Verdini e da Berlusconi? Verdini ha incriminazioni e processi in corso. Non so se sarà condannato o meno, ma non si affida una roba così a uno che ha questi processi, che è un massone». Per Grillo l’Italicum è stato fatto per «tagliare fuori il MoVimento 5 Stelle. L’ha detto anche il Ministro Mauro: se l’è fatto scappare a Porta a Porta, poi se n’è accorto, si è fermato, tutti gli altri hanno cambiato subito argomento. Una legge elettorale così non l’ha fatta neanche Acerbo al tempo del Fascismo, che c’era un premio di maggioranza inferiore a questo». Che la situazione sia esplosiva è ormai un dato di fatto, al di là delle sue parole. E la cronaca della giornata di ieri è il segnale del piano inclinato imboccato dai pentastellati, che rischia peraltro di saldare ulteriormente l’attuale strana maggioranza di governo. Le porte sbarrate, gli spintoni e le occupazioni hanno infatti caratterizzato un’altra giornata convulsa in Parlamento. La giornata è iniziata con la Commissione Giustizia che non è riuscita neanche ad iniziare la seduta convocata per le 8.30 al quarto piano di Montecitorio perché il deputato di M5S Vittorio Ferraresi si è fatto trovare seduto ai banchi della presidenza: ha spiegato alla presidente Donatella Ferranti che non se ne sarebbe andato fin quando non ci fossero state le dimissioni della Boldrini e del questore Dambruoso. A far salire la tensione c’è stata anche la rissa verbale in sala stampa alla Camera tra i grillini Alessandro Di Battista e Giulia Sarti e il capogruppo del Pd Roberto Speranza, che alla fine non è nemmeno riuscito a parlare davanti alle telecamere.

L’analisi di Renzi
«Sono falli di frustrazione. Sono rimasti fuori dalla partita delle riforme e adesso giocano allo sfascio per mascherare la loro inerzia» osserva Matteo Renzi. «Proprio nel momento in cui finalmente si fanno le cose, il M5s che si è presentato come forza del cambiamento, si rintana in un angolo. Bel risultato, no?». Mano a mano che le riforme andranno avanti, è la riflessione ai piani alti del Pd, assumerà maggiore forza l’insofferenza di quei parlamentari che vogliono essere partecipi di una fase di cambiamento. A parte la legge elettorale, infatti, sono le riforme del Senato e del titolo quinto che rischiano di risaltare per la loro assenza nel curriculum dei grillini. Lì non esserci finirà per coincidere con una colpa perché sono necessarie maggioranze qualificate e poi perché la proposta di Renzi è ‘nelle corde’ del popolo Cinque Stelle, visto che comporta un risparmio sui costi della politica di 1 miliardo di euro. Del resto al Pd non sono indifferenti ai segnali che arrivano dalle file dei parlamentari grillini, molti dei quali non condividono l’Aventino e invitano a riflettere sull’efficacia a lungo termine delle barricate. «Chi ha un po’ di cervello non può accontentarsi di avvelenare i pozzi. L’invito al confronto, a uscire fuori dagli armadi – spiega un renziano doc – è sempre aperto». Sarà pure, ma sembra davvero difficile che l’imminente calata a Roma di Beppe Grillo possa raffreddare un Palazzo incandescente.

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