La Campania resta gialla. E c’è il rischio di altri lockdown. De Luca per ora evita la stretta. E dopo le polemica sul commissario in Calabria Conte chiama Strada

di Maria Elena Cosenza
Politica

La Campania per ora resta nell’area gialla. È questa l’indicazione che arriva dalla cabina di regia che si è riunita per esaminare il caso della regione governata da Vincenzo De Luca, dopo aver inviato tecnici del ministero della Salute per una ricognizione più precisa sui dati sull’epidemia di Covid-19. Quindi per la Campania si conferma al momento il rischio moderato. Ma non è detto. I tecnici sono ancora a lavoro sui dati. Perché l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha evidenziato un gruppo di regioni da attenzionare: la Campania, l’Emilia Romagna, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Il report indica che anche queste regioni sono entrate in scenario 4 a rischio moderato con alta probabilità di progressione.

Tuttavia per il momento non si parla di nuove ordinanze ma solo di analisi dei dati. Anche se ieri è stata un’altra giornata pesante sul fronte dei numeri del virus: 35.098 nuovi contagi a fronte di 217.758 tamponi e 580 morti. Una settimana fa, il 3 novembre, i nuovi positivi furono 28241 (ma con 182mila test effettuati). Rispetto al giorno precedente quando si sono contati 25.271 contagi, il tasso di positività è leggermente diminuito: era al 28,49%, ieri è sceso al 27,04%. L’Italia è ormai a un passo dal milione di casi di Covid accertati dall’inizio della pandemia: 995.463 totali. La pressione sugli ospedali non accenna a diminuire: altri 997 ricoveri nelle ultime 24 ore (lunedì +1.196), oltre a 122 persone in più nei reparti di terapia intensiva (lunedì +100). I posti letto occupati in area medica salgono così a 28633, quelli in rianimazione sono ora 2971. Ad aprile il numero massimo di posti letto occupati in ospedale arrivò a 29mila.

L’Italia “è un Paese a scenario 3“ ha tuonato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro. “Siamo a un Rt di 1.7, con un intervallo di confidenza di 1.5″. Un indice di contagio che “ha mostrato un rallentamento nella sua crescita” ma per ridurre i casi “dobbiamo portare l’Rt sotto 1“. In questo momento invece tutte le regioni sono sopra 1, in alcuni casi a 2. Inoltre, “in alcune regioni si è superata la soglia critica per l’occupazione degli ospedali e c’è probabilità alta in tutta Italia di saturazione entro un mese per terapie intensive“. Quindi, sintetizza il presidente dell’Iss, “c’è l’allerta e non possiamo permetterci di prendere sotto gamba la situazione”. “Sulla base dell’ultimo monitoraggio ci sono 4 regioni che vanno verso rischio alto e nelle quali è opportuno anticipare le misure più restrittive”, ha aggiunto Brusaferro. L’incidenza è alta: 524 casi per 100mila abitanti nel periodo di sorveglianza che raccoglie dati dal 26 ottobre al primo novembre.

Oltre alla Campania c’è un’altra regione che preoccupa: la Calabria. Ma per ben altri motivi. Dopo infatti la rimozione in fretta e furia del commissario Saverio Cotticelli inconsapevole di essere responsabile e poi autore del piano covid della sua regione è arrivato Giuseppe Zuccatelli. Ma si sa, la fretta è cattiva consigliera ed in questi casi la toppa è peggio del buco. Il manager sanitario è infatti finito anche lui sotto i riflettori per un video risalente a qualche mese fa in cui emerge lo spirito negazionista nei confronti del virus. O meglio per Zuccatelli la mascherina non serve. Quindi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ben pensato di sentire il fondatore di Emergency, Gino Strada. Lo confermano fonti di Palazzo Chigi. Il nome di Gino Strada è stato proposto da esponenti del Movimento 5 stelle e dalle Sardine per la sanità in Calabria. La figura di Strada non sarebbe limitata alla sola gestione del piano sanitario, dove dovrebbe rimanere anche Zuccatelli nel ruolo di commissario straordinario, ma avrebbe invece un ruolo operativo a più largo spettro.