La Capitale della violenza. Roma non è una città per donne

L'allarme nel rapporto Cantiere Italia delle Acli. A Roma c'è una forte percezione di insicurezza sui mezzi pubblici.

La Capitale non è una città per donne. A dirlo è il rapporto Acli “Cantiere Roma” che, numeri alla mano, ha evidenziato il livello di sicurezza percepito nella Capitale che, in una scala da 1 a 7, si attesta a 3,67 percento. L’85 per cento delle donne spiega di percorrere solo alla luce del sole, strade o parchi.

La Capitale della violenza. Roma non è una città per donne

L’allarme nel rapporto Cantiere Italia delle Acli. A Roma c’è una forte percezione di insicurezza sui mezzi pubblici

Una mancanza di sicurezza che le intervistate percepiscono anche sui mezzi pubblici e all’interno dei centri commerciali. “Fa riflettere che nel caso in cui subissero violenza le donne intervistate si rivolgerebbero in primis al partner (97 casi) e in seguito alle forze dell’ordine (66 casi)”. C’è da dire anche che sui maltrattamenti familiari contro le donne, la capitale assorbe ben il 74,6 per cento di tutti i casi denunciati nella regione Lazio.

Nel 2020 i gravi effetti della pandemia si sono fatti sentire anche sul fronte delle denunce. Sono state ben 1.362 le donne supportate dai centri antiviolenza di Roma secondo i dati del Comune con un aumento del 18 per cento. Inoltre nel Comune di Roma sono state accolte 37.562 domande di reddito di cittadinanza, pari al 63 per cento del dato del Lazio. Nel rapporto si sottolinea inoltre che “secondo la Caritas di Roma nel 34,2 per cento dei casi le persone sole sono in condizione di povertà o esclusione sociale, le coppie senza figli lo sono solo nel 20 per cento dei casi mentre il dato sale al 27,6 per cento in caso di presenza di figli”.

Così “ad un anno dall’arrivo del nuovo sindaco con il progetto Cantiere Roma – dichiara la presidente delle Acli di Roma, Lidia Borzì – mettiamo nero su bianco le nostre proposte per la città, che nascono da uno sguardo sempre rivolto all’attenzione del sociale. Un manuale di sopravvivenza tra le difficoltà quotidiane e insieme un libro dei sogni, come ha scritto Giovanna Vitale nell’introduzione. 150 pagine per raccontare la connessione intima tra città e comunità”.

“è una giornata storica perché abbiamo la possibilità di continuare un confronto dopo l’ascolto dal basso. – ha aggiunto Borzì – Abbiamo visto Roma con gli occhi delle persone, a partire dai bambini e le bambine, con gli occhi degli stranieri, e con quelli delle donne. Purtroppo le disuguaglianze crescono così come i problemi ambientali”.

Per il primo cittadino Roberto Gualtieri “è possibile un futuro diverso e una città diversa, e per realizzarla – ha continuato il sindaco – è molto bella l’idea di una mappatura delle buone pratiche che i diversi soggetti pubblici, privati e associativi mettono in campo”. Inoltre ha annunciato che ripartiranno gli incontri con le forze sociali per portare a termine un patto per lo sviluppo e il lavoro.

“Abbiamo iniziato un anno fa, tutti hanno collaborato a questa giornata, frutto di un confronto con i Municipi e le associazioni – ha ricordato il sindaco – . Un lavoro fondamentale per cercare di avere una rotta e lettura della città, dei suoi problemi e delle sue prospettive. Una comunità deve innanzitutto saper ascoltare e toccare le ingiustizie e le disuguaglianze che riguardano parti di città che rischiano di non essere viste, di essere fuori dal dibattito. è importante ascoltare e cercare di unire le esperienze, capire le ragioni di questa frattura e le strategie per ricucirle – ha sottolineato Gualtieri – . Ci vuole una grande alleanza di forze che pensano e dicono che Roma non ce la può fare se non cerca di guardare le cose dal punto di vista dei più deboli e dei più fragili”, ha concluso.

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