La crisi spacca il Bel Paese. A fare festa sono i soliti noti. Il 20% della popolazione ha il 61% della ricchezza. Una famiglia di precari su 4 è in stato di povertà

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Non c’è niente da fare, la crisi approfondisce sempre di più la differenza tra ricchi e poveri. Con una ristretta minoranza di persone abbienti che ha in meno le fette più cospicue della ricchezza nazionale, complessivamente considerata. Naturalmente non sfugge alla regola l’Italia, dove l’1% della popolazione detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9%.

I NUMERI
A riferirlo è stato l’Ocse, secondo cui la crisi ha inoltre accentuato le differenze, dato che la perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 è stata ben più elevata (-4%) per il 10% più povero della popolazione rispetto al 10% più ricco (-1%). La ricchezza nazionale netta, ha detto ancora l’organizzazione parigina, in Italia è distribuita in modo molto disomogeneo, con una concentrazione particolarmente marcata verso l’alto. Il 20% più ricco detiene il 61,6% della ricchezza e il 20% appena al di sotto il 20,9%. Il restante 60% si deve accontentare del 17,4% della ricchezza nazionale, con appena lo 0,4% per il 20% più povero. Anche nella fascia più ricca, inoltre, la distribuzione è nettamente squilibrata a favore del vertice. Il 5% più ricco della popolazione detiene infatti il 32,1% della ricchezza nazionale netta. A preoccupare l’organizzazione internazionale è il fatto che il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori “non-standard” (autonomi, precari, part time) sia al 26,6%, contro il 5,4% per quelle di lavoratori stabili, e il 38,6% per quelle di disoccupati. In particolare, mostrano i dati Ocse, se si fissa a 100 il guadagno medio dei lavoratori con posto fisso, quello degli atipici si ferma a 57, con grosse disparità tra le varie categorie (72 per un lavoratore autonomo, 55 per un lavoratore con contratto a termine full time, 33 per un lavoratore con un contratto a termine part time).

IL LAVORO
A questo si aggiunge la sempre maggiore difficoltà a passare da un’occupazione precaria a una fissa: sempre secondo i dati Ocse, tra le persone che nel 2008 avevano un lavoro a tempo determinato, cinque anni dopo solo il 26% era riuscito ad ottenere un posto a tempo indeterminato. Nonostante le criticità, però, l’Italia è il Paese dell’area con la minor percentuale di famiglie indebitate, il 25,2%, davanti a Slovacchia (26,8%), Austria (35,6%) e Grecia (36,6%), e ben lontana dai livelli delle altre due grandi economie dell’eurozona, Francia (46,8%) e Germania (47,4%), della Gran Bretagna (50,3%) e degli Usa (75,2%).

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Adesso basta errori sul virus

Cantano vittoria come se avessero ottenuto chissà cosa, ma l’Italia che comincia a riaprire dal 26 aprile non è un successo delle destre. Con le solite balle a uso elettorale, Salvini & company da ieri stanno ingolfando i social per intestarsi il ritorno alla normalità

Continua »
TV E MEDIA