La deputata renziana Occhionero indagata per falso dalla Procura di Palermo. Ad inguaiare l’esponente di IV è il suo ex assistente arrestato per mafia

dalla Redazione
Cronaca

La deputata siciliana di Italia viva, Giuseppina Occhionero, è indagata per falso dalla Procura della repubblica di Palermo per la vicenda del suo collaboratore, l’esponente dei Radicali Antonello Nicosia, poi arrestato per mafia e indagato in concorso con la stessa parlamentare per falso aggravato, che, grazie allo status di assistente parlamentare, entrava nelle carceri dove erano detenuti anche boss mafiosi. Ed è stato proprio il ruolo dell’ex assistente a inguaiare la deputata, dopo che il 4 novembre scorso il Ros dei carabinieri e il Gico della Guardia di Finanza avevano arrestato Nicosia, su disposizione della procura del capoluogo siciliano, insieme al boss di Sciacca, Accursio Dimino, accusati di associazione mafiosa, Luigi e Paolo Ciaccio e Massimiliano Mandracchia per favoreggiamento.

Nicosia, già direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani, ed eletto nel comitato nazionale del XVII congresso dei Radicali italiani, secondo i pm palermitani avrebbe veicolato all’esterno messaggi provenienti da mafiosi detenuti nei penitenziari sparsi nella Penisola. Accessi molto più agevoli, con meno controlli, se fatti assieme a un parlamentare della Repubblica che ha tra le prerogative anche quella di potere effettuare accessi nelle carcere senza alcun preavviso.

L’esponente radicale, intercettato, dimostrava anche disprezzo per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino:, i due giudici uccisi da Cosa Nostra nel 1992. “All’aeroporto bisogna cambiare il nome… Non va bene Falcone e Borsellino… Perché dobbiamo arriminare (girare, ndr) sempre la stessa merda… Sono vittime di un incidente sul lavoro, no?”. Nicosia conduceva anche la trasmissione televisiva “Mezz’ora d’aria” durante la quale parlava di legalità e diritti dei detenuti.

Lo scorso 5 novembre la renziana Occhionero era stata sentita dai pm, a Palermo, come persona informata sui fatti. E ai magistrati – l’aggiunto Paolo Guido e i sostituti Francesca Dessì e Calogero Ferrara – aveva confessato di “avere sbagliato” ad essersi “fidata”. Rivelando anche di avere stipulato un contratto da gennaio 2019 col compenso di 50 euro al mese in favore di Nicosia e poi risolto. Dai riscontri investigativi, tuttavia, emerge – e da qui il reato contestato – che a dicembre 2018, in assenza di alcun accordo contrattuale, Occhionero avrebbe attestato lo status di suo collaboratore al momento di accedere in alcuni istituti penitenziari come il Pagliarelli a Palermo e poi anche ad Agrigento e a Trapani. Alla deputata Occhionero è stato notificato l’avviso di garanzia e contestuale invito a comparire. La prossima settimana dovrà tornare dai pm di Palermo, questa volta da indagata.