Direzione Pd lacerata, ma documento Renzi passa

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di Angelo Perfetti

Altro che semplici correnti. Qua si prepara uno tzunami. La dicotomia tra segretario e presidente del partito sta portando nuovamente il Pd ad una crisi d’identità. Lotte intestine, muro contro muro. E a dispetto delle dichiarazioni tranquillizzanti di Renzi, che ostenta calma, sono le prese di posizione delle secodne fila a far capire quanto alta sia la temperatura. Alla fine la direzione del Pd approva con 111 favorevoli e 34 astenuti la proposta di riforma elettorale avanzata da Matteo Renzi. Nessun voto contrario. Ma ciò non vuol dire che sia tutto a posti. Anzi.

Niente sconti

“Sulla costituzionalità non facciamo scherzi – ha detto il Segretario dopo i rilievi di Gianni Cuperlo -. La sentenza della Corte ammette esplicitamente i collegi plurinominali e il premio. Si puo’ dire di non essere d’accordo politicamente, è legittimo, ma non si utilizzi paravento costituzionale come alibi per critiche politiche”.  Negli organi di partito, aveva detto Renzi, si discute e spero che Gianni Cuperlo voti contro la mia relazione, per coerenza con quello che ha detto”. Una richiesta non esaudita, l’ennesimo segno di rottura. “Ma poi – ha detto sempre Renzi – vale il principio che Gianni ha espresso con chiarezza: dopo il partito viaggia compatto. Vorrei invitarvi a fare della Direzione un luogo vero”.

Cuperlo sulla graticola

“Cuperlo lasci la presidenza del Pd”. La senatrice fiorentina Rosa Maria Di Giogi, membro della Direzione
nazionale del Pd, alza la barricata per difendere il Segretario. Il livore e l’astio che hanno caratterizzato il suo intervento contro il segretario Matteo Renzi rendono evidente che non e’ in grado di garantire la terzieta’ richiesta da un ruolo di garanzia, come quello che ricopre. Le parole di Cuperlo – aggiunge – tradiscono gli elettori delle primarie e rappresentano in modo esemplare un vecchio modo di fare politica, quello che ci ha regalato un ventennio di immobilismo e che oggi non accetta di riconoscere i meriti di chi e’ riuscito a dare concretezza a materie complesse come le riforme istituzionali e la legge elettorale.

Insomma, il voto è arrivato, e senza contrari. Ma la strada dell’unità del partito è tutta in salita.