La febbre del gioco d’azzardo: oltre 700mila ludopatici in Italia. E lo Stato autorizza una slot machine ogni 150 abitanti

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Una vera e propria malattia di cui sono affetti migliaia di italiani. Sull’intera popolazione italiana si contano 708 mila giocatori a livello patologico, cioè ludopatici. E lo Stato che fa? Mette una slot machine ogni 150 abitanti. Un’operazione chiara, visti i ricavi da capogiro: nel 2014 la raccolta dai giochi, infatti, è stata pari a 84,4 miliardi di euro. Eppure aggiudicarsi un premio alle slot machine non è impossibile: la macchina, infatti, conserva soltanto il 25% dei gettoni, mentre il 75% deve essere per forza restituito in vincite. Ovviamente si parla di media temporale, non di percentuale predeterminata giornaliera, quindi un giorno si potrebbe vincere meno del 75% di quanto si è giocato, il giorno successivo di più. In questi casi il giocatore che azzarda con più frequenza probabilmente tornerà a casa con il 25% di denaro in meno rispetto a quello che ha giocato, cioè sarà sempre un perdente, mentre quello che gioca una volta ogni tanto ha più chance di portarsi a casa una vincita.

LA LOTTA
Insomma, un quadro quantomeno preoccupante. Uno scenario dipinto dai dati emersi nella seconda giornata cittadina di sensibilizzazione sull’azzardo patologico, organizzata dalla Consulta permanente contro il gioco d’azzardo a Genova. “L’azzardo colpisce le fasce più deboli della popolazione e va combattuto con campagne di sensibilizzazione più che col proibizionismo – ha detto il coordinatore dell’intergruppo parlamentare sul gioco d’azzardo, Lorenzo Basso – Finora lo Stato ha pensato alle entrate erariali, ma di fatto il gioco impoverisce l’economia nazionale perché toglie capacità d’acquisto”. L’intergruppo parlamentare caldeggia perciò una legislazione nazionale che vieti la pubblicità del gioco d’azzardo, obblighi gli enti locali a una regolamentazione, imponga allo Stato di non utilizzare i proventi da gioco per finanziare i servizi sociali e preveda una moratoria per i nuovi giochi d’azzardo.

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di Gaetano Pedullà

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