La Fed stampa ancora dollari. Continua la festa in Borsa. Non si ferma l’immissione di liquidità negli Usa. Piazza Affari aggiorna i massimi dal 2008

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Non c’è incognita Grecia o constatazione della disoccupazione che resta elevatissima a scoraggiare le Borse mondiali, entrate in una spirale di acquisti senza precedenti, tanto da aggiornare ancora una volta i massimi di sempre. Persino Milano, una delle piazze più penalizzate dalla crisi dei debiti sovrani, insieme a tutta l’area mediterranea del vecchio continente, ieri ha toccato 23.700 punti (+1,71%), il livello più alto dal 2008, prima del crack Lehman Brothers. Ma da cosa è motivato tanto ottimismo? La bussola di tutto, oltre al quantitative easing (immissione di liquidità monetaria) della Bce va trovata a Wall Street e Washington.

SOLDI SULLA RIPRESA
La Borsa americana continua a viaggiare sui massimi di sempre spinta dall’attesa che la Federal Reserve (la Banca centrale Usa guidata da Janet L. Yallen) possa decidere di aspettare ancora un po’ prima di iniziare a ridurre il doping monetario con cui è stata sostenuta fin adesso la ripresa a stelle e strisce. Un rinvio motivato dal mancato raggiungimento dei target economici fissati dall’amministrazione Obama. L’ultimo dato in tal senso dimostra infatti che i miglioramenti ci sono tutti, ma manca ancora qualcosa per arrivare all’obiettivo, soprattutto sul fronte occupazionale. Proprio venerdì scorso era arrivato l’ultimo dato sulla disoccupazione, con un numero di nuovi posti di lavoro – 126.000 – che si piazza al posto più basso da 15 mesi e decisamente peggiore delle stime (248.000). Per questo hanno ripreso fiato gli analisti e gli investitori secondo cui la Federal Reserve potrebbe aspettare ancotra prima di tornare ad alzare i tassi di interesse. E un rinvio della stretta monetaria costringerà Wall Street a investire la liquidità proseguendo negli acquisti di titoli. Uno scenario che ha avuto l’effetto di far scendere il valore del dollaro a 1,0859 rispetto all’euro.

TITOLI CALDI
In questo contesto a Milano sono schizzate molte tra le blue chips mentre lo spread tra i titoli decennali tedeschi e italiani è calato sotto i 105 punti base. A brillare sono stati più di tutti i titoli del comparto petrolifero, a partire da Saipem (+6,72), Tenaris (+4,45), seguita da A2a (+4,25), Azimut Holding (+4,17) ed Eni (+3,86). In coda al listino solo pochi titoli si sono presentati alla chiusura delle contrattazioni con il segno meno: Fiat Chrysler Automobiles (-1,05), Banca Pop Emilia Romagna (-0,50), Ansaldo Sts (-0,21) e Pirelli (-0,19).