La frana di Niscemi finisce per travolgere le destre al governo. Nel mirino c’è innanzitutto Nello Musumeci. Attuale ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare, è stato per due volte Presidente della Provincia di Catania, e soprattutto presidente della Regione Siciliana. Nel corso del suo impegno istituzionale, Musumeci è stato anche commissario del governo nazionale per la lotta al dissesto idrogeologico in Sicilia. Non è un caso che le opposizioni ora chiedano che si faccia da parte perché non poteva non sapere. Ma il ministro ha provato a mettere le mani davanti e a scaricare le responsabilità sui sindaci. Sebbene la legge assegni la competenza sul dissesto idrogeologico alle regioni.
La frana di Niscemi travolge le destre. E riparte il solito scaricabarile
“Per il mio mandato so di aver operato come mai si era fatto prima”, ha detto il ministro. “Nel 2022 il Pai ha riconfermato l’alta pericolosità della zona di Niscemi ma era un fatto che si sapeva da oltre 50 anni” ha sottolineato il ministro, spiegando che quando lui era alla guida della Regione Sicilia gli fu chiesto di intervenire dal Comune solo “per restaurare la sede del Commissariato e per la strada provinciale che risentiva degli effetti della frana. Saremmo intervenuti per qualunque altra iniziativa, ma non ci furono altre richieste. Nel 2018 ci fu un bando nella regione per la messa in sicurezza del territorio, ma non ci fu richiesta da Niscemi. Io sono arrivato 20 anni dopo la frana. Se nessuno dei sindaci è intervenuto vuol dire che si era convinti che quella frana non avrebbe avuto conseguenze”, ha detto ancora Musumeci.
Finora dal governo solo due spicci
Il governo ha finora messo sul tavolo solo briciole: 100 milioni di euro complessivi per Calabria, Sicilia e Sardegna dove è stato deliberato, nel corso del consiglio dei ministri di lunedì scorso, lo stato di emergenza. Per opposizione e sindacati la cifra complessiva, divisa per le tre regioni con 33 milioni ciascuno, non è sufficiente. L’iniziale stanziamento di 100 milioni di euro, si è affrettata a precisare Giorgia Meloni, rappresenta solo la prima risposta ai territori colpiti, in attesa di un quadro più definito della situazione e una esatta quantificazione dei danni. Musumeci ha annunciato lo stop del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione.
E sempre da Musumeci è arrivata la notizia della istituzione di una commissione d’indagine che accerti cosa sia stato fatto per mettere in sicurezza il territorio dopo la frana che già nel ‘97 mise in ginocchio Niscemi. Un fronte su cui indaga anche la Procura di Gela che ha aperto una inchiesta per disastro colposo.
Opposizioni: si utilizzino i fondi per il Ponte
Le opposizioni chiedono che vengano dirottati all’emergenza i fondi destinati al Ponte sullo Stretto. “Sul Ponte vengono buttati 13 miliardi e mezzo per un progetto fallace, carente che è stato bocciato. E ricordiamoci che ci sono anche i fondi scippati alla Regione Sicilia e alla Calabria. Noi abbiamo dato un segnale: un milione di euro col taglio dei nostri stipendi, un segnale di vicinanza” alle popolazioni colpite dal maltempo. “Al governo invece compete la responsabilità di una scelta chiara, concreta e immediata”, ha detto il presidente del M5S Giuseppe Conte. Come dargli torto? Del resto non solo le opposizioni hanno avuto questa idea.
L’ordine del giorno, presentato dai deputati di Sud Chiama Nord – ovvero dirottare i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto per gli interventi di ricostruzione nei territori colpiti dalla frana – è stato approvato martedì sera con voto segreto dalla maggioranza dell’Assemblea regionale siciliana. Che ha impegnato il governo regionale a destinare in particolare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale, messa in sicurezza del territorio e ripristino delle infrastrutture pubbliche e private danneggiate e a “impegnare il Governo nazionale a utilizzare per le stesse finalità anche le risorse Fsc sottratte alla Calabria (300 milioni di euro) e quelle sottratte alla gestione governativa (3,88 miliardi di euro)”.
Il muro di Salvini e di Musumeci: i fondi per il Ponte non si toccano
Ovviamente la richiesta ha incontrato il muro del ministro Matteo Salvini. “Sono fondi bloccati”, ha detto il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. “Si possono fare ponti e ricostruire le strade senza bloccare le opere e le ferrovie”. E poi “in caso di eventi disastrosi con il ponte si può intervenire più facilmente e arrivare più facilmente a prestare soccorso”.
D’accordo anche Musumeci: “Qualcuno vuol farci tornare alle palafitte”. Ma sulle responsabilità del disastro di Niscemi c’è anche un’altra voce che grida vendetta. In Sicilia – ha scritto la Repubblica – i soldi contro il dissesto idrogeologico sono arrivati, ma non per Niscemi. “Sono nero su bianco nei decreti e nelle tabelle del Pnrr: quasi cento milioni di euro per 46 interventi. Una parte consistente è già stata spesa. Ma non a Niscemi. Qui, dove la frana era prevista, studiata e annunciata da trent’anni, nessuno ha presentato un progetto per questa fetta di terra che continua a franare. Né il Comune né la Regione hanno chiesto finanziamenti per il consolidamento del territorio”. La vergogna è servita.