La Germania non sente ragioni e l’Italia l’asseconda: fumata nera sugli Eurobond

La Germania non sente ragioni, l'Italia l'asseconda: fumata nera sugli Eurobond. Scoppia il caso Sanchez: Meloni non lo invita al pre-vertice

La Germania non sente ragioni e l’Italia l’asseconda: fumata nera sugli Eurobond

La strategia di Giorgia Meloni per incunearsi tra Francia e Germania e prendere il posto di Parigi nell’asse tradizionale franco-tedesco è dichiarata dalla stessa premier a costo di sacrificare gli Eurobond. Incalzare il Consiglio, perché adotti già a marzo iniziative “concrete” a favore della competitività, e perché dia alla Commissione “indicazioni precise” sugli obiettivi da raggiungere. Solo così si potrà arginare la “burocrazia” europea che “sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo”.

La Germania non sente ragioni e l’Italia l’asseconda: fumata nera sugli Eurobond

E per riuscirci, il tavolo convocato da Italia, Germania e Belgio prima del Consiglio informale di Alden Biesen dovrà “strutturarsi”, diventare un formato che si riunisca prima degli appuntamenti ufficiali e che lavori per arrivare alle riunioni dei leader con proposte concrete. Meloni lo ha dichiarato ai giornalisti nell’intervallo tra i due appuntamenti di giornata: subito dopo il prevertice che ha visto la partecipazione di 20 Paesi e della Commissione Ue con la sua presidente Ursula von der Leyen, e prima che inizi il “ritiro” dei leader convocato da Antonio Costa nel castello delle Fiandre.

Meloni fa uno sgarbo a Sanchez: non lo invita al pre-vertice Ue

Un’iniziativa concordata con il cancelliere tedesco Merz, “Friedrich” lo chiama la premier, a dimostrazione di quel “motore italo-tedesco” che “c’è”, afferma Meloni, e che “non è contro qualcuno”. Ovvero contro la Francia, che “è al tavolo ed è un bene perché è un Paese importante”. Ma scoppia il caso della Spagna che non a caso non è allineata alle politiche della Germania. Madrid ha protestato formalmente con Roma per la riunione ristretta di leader Ue, lamentando il mancato invito al premier spagnolo Pedro Sanchez. Palazzo Chigi ha provato a sminuire ma la frittata è fatta.

Proprio mentre parlava la premier italiana, Merz e Macron si sono presentati insieme al Consiglio, per un punto stampa congiunto in cui hanno assicurato “concordia” sugli obiettivi da raggiungere. Del resto, dice ancora Meloni, in Europa le alleanze “sono variabili”, ci si trova al fianco di alcuni Paesi su certe battaglie, contrapposti su altri. In questo momento l’Italia vive una luna di miele con la Germania su diversi punti all’ordine del giorno.

La luna di miele tra Roma e Berlino

Che Meloni elenca: i costi dell’energia (su cui annuncia anche misure nel prossimo Consiglio dei ministri), il mercato unico, la semplificazione. E ancora: automotive e il tema del commercio internazionale. E poi c’è la questione del “freno d’emergenza” attivabile da un singolo Paese per “bloccare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, ad esempio con l’attivazione su richiesta di uno Stato membro”, inserita nel “non paper” italo-tedesco-belga. Dunque “i temi sono moltissimi”, e già il Consiglio di marzo – auspica Meloni – dovrà essere “molto concreto nel dare risposte ai nostri sistemi produttivi”: “La sfida è capire se la Ue può dare risposte concrete immediate sulla competitività perché non c’è più tempo da perdere”.

Ieri il Consiglio informale, in cui sono intervenuti Enrico Letta e Mario Draghi, ha rinviato tutte le questioni a marzo e ha concordato solo sull’urgenza di studiare una strategia per rendere competitivo il Vecchio Continente. Sull’asse Roma -Berlino Meloni sacrifica persino la questione del debito comune che sarebbe vitale per portare l’Europa e l’Italia fuori dalla sacca della scarsa deindustrializzazione. Così come il Pnrr, con i 200 miliardi assicurati dal leader del M5S, Giuseppe Conte, quando era premier, ha garantito finora all’Italia di non andare in recessione.

Sul debito comune Meloni traccheggia per non irritare Merz

“Sugli eurobond personalmente sono favorevole, ma sapete che è uno dei dibattiti più divisivi qui in Europa”, confessa Meloni. “Presidente Meloni, coraggio non aver paura. Nel 2020 tutti volevano che prendessimo il Mes e invece siamo riusciti a ottenere gli eurobond e i 209 miliardi che oggi sono gli unici investimenti che tengono ancora a galla l’economia. Fa piacere sapere che adesso sei anche tu a favore degli eurbond. Questo è già un passo avanti: ricordo che mentre io mi battevo per ottenerli, il tuo partito si asteneva nonostante nel Pnrr ci fossero contributi a fondo perduto. Ora però la tua strategia è incomprensibile: ti dichiari finalmente a favore degli eurobond ma fai asse con la Germania, che non li vuole, e ci sta trascinando in un riarmo che di fatto avvantaggia lei ma penalizza noi che non abbiamo spazio fiscale”, dichiara Conte.

Ma Berlino, contrariamente a Parigi, vede gli Eurobond come fumo negli occhi e Meloni al momento non intende irritarla. Che ne vada di mezzo il futuro dell’Europa e dell’Italia, non pare una preoccupazione che pare riguardare la premier.