La guerra in Ucraina vicina al punto di non ritorno

La guerra in Ucraina vicina al punto di non ritorno. Dopo la Polonia pure Francia, Germania e Finlandia, concedono l'okay a colpire in Russia.

La guerra in Ucraina vicina al punto di non ritorno

Uno dopo l’altro, sempre più Paesi dell’UE stanno accogliendo l’invito del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, a dare il via libera all’uso di armi occidentali per colpire in Russia con una mossa che rischia di rivoluzionare la guerra in Ucraina. Se fino ad ora l’okay era arrivato da Polonia e Lituania, la vera svolta è giunta con il via libera di Francia e Germania, ufficializzato al termine del vertice tra il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di manovre politiche, ma la sensazione è che la situazione stia rapidamente cambiando e che il permesso accordato a Volodymyr Zelensky per colpire sul suolo russo non sia affatto una boutade.

A lasciarlo intendere è stata la conferenza congiunta tra Macron e Scholz, durante la quale il presidente francese ha esibito una cartina del confine tra Ucraina e Russia, evidenziando alcune basi militari sul suolo russo da cui l’esercito di Vladimir Putin lancia impunemente i suoi attacchi sulla regione di Kharkiv. “Pensiamo che dovremmo consentire agli ucraini di neutralizzare i punti da cui partono i razzi e le basi da cui in sostanza viene attaccata l’Ucraina”, ha dichiarato il leader francese, secondo la ricostruzione fornita da La Repubblica. Macron, sostenuto da Scholz, ha poi aggiunto che i divieti dell’Occidente devono essere strettamente connessi alla salvaguardia “di obiettivi civili”.

A chiarire la posizione di Berlino è il portavoce del cancelliere tedesco Scholz, Steffen Hebestreit, secondo cui “abbiamo fatto degli accordi sull’uso delle armi consegnate a Kiev e queste valgono e sono confidenziali”, aggiungendo però che “il diritto internazionale non limita la difesa di un Paese al suo territorio”.

La guerra in Ucraina vicina al punto di non ritorno

Con l’okay di Francia e Germania, giunto dopo il via libera dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Josep Borrell, è chiaro che cambia radicalmente la posizione dell’Unione Europea nei confronti del conflitto ucraino. Sebbene permangano alcuni Paesi, tra cui l’Italia di Giorgia Meloni, che non vogliono rinnegare il divieto a colpire in Russia con le armi inviate a Kiev, è evidente che mantenere questa posizione sarà sempre più difficile. A dimostrarlo è quanto affermato dal ministro degli Esteri della Finlandia, Elina Valtonen, che ha spiegato come il Paese scandinavo “non ha posto alcuna restrizione speciale sui suoi aiuti all’Ucraina, ma presuppone che il materiale venga utilizzato in conformità con il diritto internazionale.

La Russia sta conducendo una guerra illegale di aggressione in Ucraina e l’Ucraina ha il diritto all’autodifesa secondo l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò include anche attacchi contro obiettivi militari nel territorio dell’attaccante necessari per l’autodifesa”.

Lo zar accusa l’Occidente di voler trasformare la guerra in Ucraina in un conflitto mondiale

Ma a rischiare di spingere l’Europa è soprattutto la posizione degli Stati Uniti di Biden che, secondo un’indiscrezione del Washington Post, si apprestano a far cadere il loro veto, concedendo il permesso per attaccare obiettivi militari sul suolo russo e, di fatto, dettando la linea all’Occidente. In questo scenario di imperante bellicismo, il Cremlino non è rimasto a guardare. “La Russia sta monitorando da vicino le dichiarazioni sui possibili attacchi in profondità sul suo territorio.

La Nato deve essere consapevole di ciò con cui sta giocando”, ha dichiarato Putin, che si è detto convinto che questo sia “un altro passo verso il conflitto in Europa e una guerra globale”. Proprio per questo, lo zar ha rinnovato l’invito ad aprire un negoziato di pace, in cui devono essere inserite le conquiste territoriali fin qui ottenute, sottolineando di aver “detto almeno un migliaio di volte, ma è come se non avessero orecchie per intendere, che noi non ci rifiutiamo di trattare”, a differenza “dell’Ucraina che si è tirata indietro pubblicamente”.

 

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