La lista Falciani diventa un’arma in mano al Fisco. La Cassazione dà il via libera all’utilizzo dell’elenco come fonte di prova

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La sentenza è in grado di mettere nelle mani dell’Agenzia delle entrate un’arma micidiale. Finora sulla questione c’erano stato numerosi dubbi interpretativi. Adesso, però, la Corte di cassazione apre più di uno spiraglio. Si dà infatti il caso che la Suprema Corte abbia dato l’ok all’uso della lista Falciani come fonte di prova. È quello che ha deciso la sesta sezione civile della Cassazione che ha autorizzato l’amministrazione fiscale ad usare la “lista Falciani” come fonte di prova, rendendo più semplice perseguire gli evasori fiscali. “L’amministrazione finanziaria nella sua attività di accertamento può, in linea di principio, avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario”, si legge nella sentenza depositata in cancelleria che chiude il primo processo istruito a causa della lista. Hervé Falciani, per inciso, è l’informatico che ha trafugato i nomi di oltre 7 mila clienti, tra cui molti italiani, della filiale svizzera di Hsbc. Finora l’Agenzia delle entrate aveva considerato la lista Falciani sostanzialmente inutilizzabile perché frutto di materiale rubato. Ora, però, le cose possono cambiare. La sentenza stabilisce infatti che sono utilizzabili “i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l’eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari”. Insomma, uno spiraglio non del tutto immaginabile fino a poco tempo fa, che è in grado di mettere l’Agenzia delle entrate nelle condizioni di stringere la morsa intorno ai furbetti dell’evasione fiscale.

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