La Lobby del gasdotto Tap adesso dà qualche mancetta agli enti non profit. Una miseria rispetto al valore dell’opera

di Stefano Sansonetti
Economia

La lobby del gasdotto adesso distribuisce qualche mancetta. Per carità, quando si tratta di grandi opere infrastrutturali fa anche comodo alle comunità locali ricevere un po’ di soldi. Anzi, si tratta di un autentico “do ut des”. Ma nel caso del Tap, il Trans Adriatic Pipeline, le risorse per ora messe a disposizione sembrano davvero pochi spiccioli. Giovedì scorso, senza dare troppo nell’occhio, i vertici della società che sta curando il gasdotto, destinato ad approdare sulle coste salentine, hanno annunciato uno stanziamento di 200 mila euro per progetti proposti da onlus ed enti non profit pugliesi. Ora, rispetto a un progetto che vale miliardi, 200 mila euro sembrano davvero pochini, anche nell’ottica un po’ cinica del suddetto scambio. Ma soprattutto sono una miseria se si considerano le multinazionali energetiche che stanno dietro al progetto.

NELLE RETROVIE – Gli azionisti del Tap, infatti, sono con il 20% ciascuno gli inglesi di British Petroleum, gli azeri di Socar e l’italiana (ma a forte presenza cinese) Snam. A seguire i belgi di Fluxys con il 19%, gli spagnoli di Enagàs con il 16% e gli svizzeri di Axpo con il 5%. Tutti colossi mondiali che hanno una potenza di fuoco economica di non poco conto. E’ appena il caso di ricordare che il Tap sarà un gasdotto di 878 chilometri che partirà dal confine tra Turchia e Grecia per approdare in Puglia dopo aver percorso 105 chilometri sotto l’Adriatico. Collegandosi al gasdotto turco Tanap, di fatto porterà in Italia e in Europa il gas estratto nel Mar Caspio, dai giacimento dell’Azerbaijan. Nel 2014 il governo guidato da Matteo Renzi ha predisposto un decreto sblocca-Italia che in buona sostanza ha spianato la strada al Tap, introducendo tutta una serie di norme per renderne più veloce la costruzione. E questo proprio mentre erano già ampiamente in corso le proteste delle comunità locali spesso e volentieri sostenute dall’ex Governatore Nichi Vendola e dall’attuale presidente della Regione, Michele Emiliano, che non si sono risparmiati in ricorsi e controricorsi. Ma si sa, quando sul piatto ci sono interessi enormi, dettati da colossi dell’energia, è complicato opporsi. E spesso si finisce col cercare di ottenere almeno qualcosa in cambio.

IL CALCOLO FALLITO – Renzi, all’epoca, pensava che velocizzare il Tap avrebbe consentito alla disastrata Ilva di mettere in cascina ricche commesse. E invece l’acciaieria è rimasta all’asciutto. Successivamente il Governo ci ha messo una pezza piazzando Snam nel consorzio. Nel frattempo, come responsabile del Tap in Italia, di fatto una sorta di “lobbista-capo”, è arrivato Michele Mario Elia, ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, che ha preso il posto del precedente country manager Giampaolo Russo. E  adesso è arrivata questa mancetta da 200 mila euro, qualificata dal Tap stesso come primo investimento sul territorio che potrà crescere sino a 1,4 milioni quando il gasdotto sarà in costruzione. In ogni caso briciole, rispetto al valore dell’opera.