La Merkel ci ha ripensato. Atene torna a rischio default. L’Eurogruppo boccia il piano di riforme greco. E la Cancelliera detta la linea: fatto troppo poco

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Non c’è parola fine per la tragedia greca che piace tanto agli euroburocrati. E, dietro di loro, a una Germania che non riesce ad accettare l’idea di un’Europa solidale. Naturale, dunque, che nel giorno del quantitative easing (l’immssione di liquidità monetaria da parte della Banca centrale) i ministri finanziari si inventassero qualcosa per rovinare la festa ai mercati. Un lavoro che gli riesce sempre bene, e che anche ieri hanno svolto in modo egregio, di fatto bocciando il piano appena varato per dare un po’ di ossigeno ad Atene. Piuttosto che vergognarsi per aver ridotto uno Stato in miseria, calpestandolo e umiliandolo con il bluff cosmico dello spread, l’Eurogruppo si è improvvisamente accorto che il piano del governo Tsipras non appena approvato non va più bene e i Greci devono tornare a fare sacrifici. Come se quelli fatti fin adesso fossero poca roba.

BORSE NERVOSE
L’effetto collaterale è stato quello di rendere nervosi i listini del Vecchio Lcontinente, con la Borsa ellenica a farne le spese maggiori. Quando parla la Merkel, d’altronde, è come se si esprimesse l’oracolo. “Di strada ce n’è ancora tanta da fare”, ha detto la cancelliera da Tokyo dove si trova in visita ufficiale. E il piano di riforme in sette punti inviato a Bruxelles dal ministro greco, Yanis Varoufakis, è stato subito affondato dai ministri finanziari Ue, compreso il nostro Gian Carlo Padoan, che sulla vicenda greca è evidentemente Berlinodiretto. In buona compagnia con tutti i suoi colleghi, compresi quelli dei Paesi che più di tutti hanno sofferto i diktat e l’aggressione (con perdite miliardarie) portata avanti dai mercati con lo spread, nell’immobilismo della Banca centrale e della Commissione europea. Commissione che con uomini diversi ma con la stessa filosofia ieri ha annunciato che non darà il via libera ad alcuna tranche di liquidità per il salvataggio di Atene. “La nostra politica – ha detto con non poca ipocrisia la Merkel – è che la Grecia resti nell’Eurozona. Per molti anni abbiamo lavorato per questo ma naturalmente ci sono due facce della stessa medaglia: una è la solidarietà e l’altra è la determinazione a spingere sulle riforme; se la via è questa c’è ancora molta strada da fare”. E cosa deve fare Tsipras più di far fare a centinaia di disoccupati gli 007 per conto del Fisco, così da alzare a un livello mai visto il metodo della delazione e del timore nei rapporti interpersonali?

TROIKA
Per i tedeschi tutto questo però non basta. Ed allora è chiaro che il loro no è pretestuoso e in mala fede. Dopo aver dato ai greci appena quattro mesi di tempo per provare a rinegoziare il debito con la Troika (e già per questa concessione si sono fatti supplicare), ieri il sottosegretario alle Finanze di Berlino Steffen Kampeter è tornato a dire che “Non è ancora chiara l’intenzione sulle riforme”. E il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, gli ha fatto eco sostenendo che si sta perdendo tempo.

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di Gaetano Pedullà

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