La Merkel ora diventa impopolare tra i Popolari. Anche i leader del Ppe tra chi ha bocciato la linea della cancelliera

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Angela Merkel ha ricevuto una secca bocciatura in Europa. E, più in particolare, dai suoi stessi alleati popolari. Una delle ragioni (o, forse, la ragione) per cui il nome di Frans Timmermans non è passato quale candidato alla presidenza della Commissione europea, non è tanto (o solo) l’opposizione di Giuseppe Conte quanto l’opposizione di 4-5 leader e capi di Stato che, pur essendo interni al Partito Popolare Europeo, hanno detto no alla leader più rappresentativa del Ppe.

A confermare questa ricostruzione, le parole di Emmanuel Macron che, irritato, ha dichiarato: “Questo fallimento è dovuto alle divisioni in seno al Partito popolare europeo e di tipo geografico in seno al Consiglio”. Così come quelle del capo del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, che ha puntato il dito contro il Ppe: “Bisogna parlare chiaramente. Il Partito popolare europeo non ha rispettato l’accordo che era stato raggiunto”.

LO SCACCHIERE. Come d’altronde raccontato dal Fatto ieri, all’interno del partito convivono due anime con un’idea diversa delle alleanze da stringere. Accanto all’ala più liberale che fa capo alla Merkel, spunta quella più conservatrice che ora tende ad avere una sua autonimia e ad opporsi al fronte-franco tedesco, guidata proprio dal candidato alla Commissione del Ppe, Manfred Weber. Un fronte che ha al suo interno anche Forza Italia e il primo ministro ungherese, Viktor Orbán. E sono proprio costoro che spingono sulla formula degli Spitzenkandidaten, prassi inaugurata nella passata legislatura e che prevede la nomina a capo della Commissione del candidato di punta, indicato prima del voto, del gruppo che ha raccolto il maggior numero di seggi.

Una regola non presente nei Trattati, ma che il Parlamento, a differenza del Consiglio, aveva promosso con larga maggioranza. In base a questo sistema, a occupare l’ufficio all’ultimo piano del Berlaymont sarebbe dovuto andare proprio Manfred Weber. Da qui nascerebbe la decisione di alcuni leader popolari di bocciare la proposta su cui tanto aveva lavorato la Merkel insieme al “fido” Emmanuel Macron. I numeri, d’altronde, non mentono: accanto ai quattro di Visegrád e all’Italia, a bocciare il nome di Timmermans sono stati proprio i leader popolari, esclusa la Bulgaria (che secondo il pacchetto di nomine avrebbe ottenuto la presidenza del Consiglio europeo con Kristalina Georgieva).

Parliamo cioè del presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Anastasiades, il premier croato, Andrej Plenković, quello irlandese, Leo Varadkar, quello lettone, Arturs Krišjānis Kariņš, e il presidente rumeno, Klaus Iohannis. Gli alleati europei della Merkel hanno cestinato il pacchetto di nomine proposto dalla cancelliera tedesca e dal presidente francese. Ora è tutto da rifare. In Europa si naviga a vista. E, a quanto pare, anche nel Partito Popolare Europeo.

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