La norma Salva-Casta fa litigare i cespugli. Onorato protesta e Renzi se la ride

Una norma salva-casta: chi è già in Parlamento viene protetto, chi prova a entrarci rischia di restare fuori. Onorato protesta, Renzi ci gode

La norma Salva-Casta fa litigare i cespugli. Onorato protesta e Renzi se la ride

Una norma salva-casta: chi è già in Parlamento viene protetto, chi prova a entrarci rischia di restare fuori. Con la scusa di compensare la cancellazione di qualsiasi soglia di voti per concorrere al premio di maggioranza, il centrodestra ha quadruplicato le firme necessarie alle nuove formazioni politiche per presentarsi alle elezioni: da 1.500 a 6 mila per collegio, fino a un massimo di 7 mila. A conti fatti, per correre in tutti i 49 collegi della Camera servirebbero circa 300 mila sottoscrizioni. Se si includono anche quelli del Senato servono 450mila sottoscrizioni. Una montagna. L’ipotesi iniziale era persino più pesante: 9 mila firme per collegio. Poi la maggioranza ha corretto il tiro, ma la sostanza non cambia.

La norma Salva-Casta fa litigare i cespugli. Onorato protesta e Renzi se la ride

Chi è già dentro gode di corsie preferenziali, chi arriva da fuori deve affrontare una barriera difficilmente superabile. La maggioranza difende la misura sostenendo di voler eliminare le cosiddette liste civetta. La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati parla di una norma necessaria per evitare la frammentazione e garantire “serietà nell’organizzazione delle liste elettorali”. Ma le esenzioni raccontano meglio di qualsiasi dichiarazione la natura della riforma. Esentati dalla raccolta delle firme da raccogliere per la circoscrizione Estero i partiti o i gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare, anche in una sola delle due Camere, al momento della convocazione dei comizi o che nell’ultima elezione hanno presentato candidature con proprio contrassegno e hanno ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere.

Renzi esentato se la gode

Non deve raccogliere le firme chi dispone di due gruppi parlamentari e resta esentato anche chi aveva almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025. È il caso, tra gli altri, di Italia Viva e Azione. Per chi dispone invece di una componente parlamentare, come +Europa e FnV, il numero resta tra 1.500 e 2 mila. Ed è qui che entra in scena Matteo Renzi. La norma non lo sfiora e il leader di Italia Viva non sembra particolarmente dispiaciuto delle difficoltà altrui. “Chi pensa di non avere la forza per raccogliere le firme può pure lamentarsi”, ha commentato, invitando le opposizioni a occuparsi piuttosto di stipendi e bollette.

Un atteggiamento che assume un significato politico preciso pensando ad Alessandro Onorato. Il fondatore di Progetto Civico Italia rischia di essere tra i più penalizzati dalla nuova barriera e si muove proprio nello spazio centrista che Renzi considera terreno di conquista. Tra i due, peraltro, i rapporti sono pessimi. Renzi lo ha definito “il farmaco generico del M5S”; Onorato ha replicato liquidando il leader di Italia Viva come protagonista di “una stagione importante, ma passata”.

In piazza con Onorato anche il M5S e il Pd

A rendere il quadro ancora più indigesto per Renzi ci sono gli ottimi rapporti tra Onorato e Giuseppe Conte. Il leader del M5S è intervenuto personalmente alla manifestazione dell’assessore capitolino contro la nuova norma, definendola “antidemocratica, illiberale e incostituzionale”. E ha ricordato il paradosso: Giorgia Meloni entrò in Parlamento nel 2013 con una soglia di firme enormemente inferiore a quella che oggi la sua maggioranza pretende dalle nuove formazioni: 40mila. “Così si difende solo la casta che già siede in Parlamento”, ha attaccato Conte, annunciando battaglia.

Anche il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia prevede che la legge finirà davanti alla Corte costituzionale, mentre Onorato ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo attenzione su una norma che considera discriminatoria.

Il punto politico resta difficile da nascondere. Il governo riscrive le regole mentre la partita è già iniziata e costruisce un sistema nel quale chi possiede rappresentanza parlamentare parte avvantaggiato, mentre chi cerca di conquistarla deve scalare un muro. Renzi, già al sicuro dall’altra parte, può permettersi di sorridere. Soprattutto se quel muro rischia di fermare proprio uno dei concorrenti che potrebbero contendergli la leadership di un centro sempre più affollato.