La politica non risponde alla crisi. La gente si suicida

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di Nicoletta Appignani

La data simbolo di una doppia tragedia cade il 5 aprile 2013. La politica pensa al governo che non c’è, i giornali titolano sulle tensioni interne al Pd, qualcuno si fa beffe dei saggi nominati dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. 5 aprile 2013. Nello stesso giorno a Civitanova Marche, Romeo Dionisi e Anna Maria Sopranzi si impiccano in garage. Il fratello di lei, Giuseppe, scopre la tragedia e si suicida in mare: vivevano con 600 euro di pensione di Anna Maria, non riuscivano più a far fronte ai debiti.

Il divario
Eccola, la distanza abissale fra i palazzi del potere e la realtà, tutta in quella data. E mentre nei primi mesi del 2013 nelle aule del Parlamento si pensava a cercare un nuovo governo, si decideva chi sarebbe diventato il nuovo Presidente della Repubblica, si passava il tempo nei balletti fra Cinque stelle e partiti, fuori da lì c’era l’inferno della gente comune. Nel frattempo, infatti, il Rapporto sui Diritti globali 2013 stimava l’aumento esponenziale dei suicidi: 121 italiani che tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013 si sono tolti la vita per cause legate al deterioramento delle condizioni economiche personali o aziendali. Nel 2012 i suicidi sono stati 89, ai quali nei primi tre mesi del 2013 se ne sono aggiunti altri 32: il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una persona ogni tre giorni ha scelto di uccidersi, non riuscendo più a sostenere i debiti, a mantenere la casa.

Parte dello scenario

Alcune di queste storie sono salite agli onori della cronaca, altre sono rimaste nell’anonimato. Di più. Quel che è certo è che nei calcoli che sono finiti dentro questa statistica di dolore e di morte, non si tiene conto di tutte le persone che nei primi mesi dell’anno hanno tentato di togliersi la vita senza riuscirci. E ancora, a queste 32 vittime della crisi, ne vanno sommate molte altre. Basta ricordare Giovanni Guarascio, l’ex muratore disoccupato, che pur di impedire che gli togliessero un tetto da sopra la testa, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. È accaduto lo scorso 14 maggio, a Vittoria, in provincia di Ragusa. L’uomo è morto in ospedale, dopo quasi una settimana. Ma non basta, perché a solo un giorno di distanza un altro dramma si era consumato nel Vicentino, quando un 66enne si era chiuso in bagno per gettarsi dal secondo piano della sua abitazione. Anche lui durante l’esecuzione di un’ordinanza di sfratto. Secondo i dati resi noti dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, negli ultimi 4 anni i suicidi dovuti a motivazioni economiche sono aumentati del 20-30%. E ad oggi il numero di suicidi del 2013 è salito ancora. Mentre nelle aule del Parlamento si pensava alle diarie e al finanziamento pubblico dei partiti.